Terenzio, preludio a Adelphoe

maggio 15, 2009 § Lascia un commento

Postquam poeta sensit scripturam suam
ab iniquis obseruari et aduorsarios
rapere in peiorem partem quam acturi sumus,
indicio de se ipse erit, uos eritis iudices,
laudin an uitio duci id factum oporteat.
Synapothnescontes Diphili comoediast:
eam Commorientes Plautus fecit fabulam.
in Graeca adulescens est, qui lenoni ieripit
meretricem in prima tabula: eum Plautus locum
reliquit integrum. eum nunc hic sumpsit sibi
in Adelphos, uerbum de uerbo expressum extulit.
eam nos acturi sumus nouam: pernoscite
furtumne factum existumetis an locum
reprehensum, qui praeteritus neclegentiast.
nam quod isti dicunt maliuoli, homines nobilis
hunc adiutare adsidueque una scribere:
quod illi maledictum uehemens esse existumant,
eam laudem hic ducit maxumam, quom illis placet,
qui uobis uniuorsis et populo placent,
quorum opera in bello, in otio, in negotio
suo quisque tempore usust sine superbia.
dehinc ne exspectetis argumentum fabulae:
senes qui primi uenient, ei partem aperient,
in agendo partem ostendent. facite aequanimitas
poetae ad scribendum augeat industriam.

[Il poeta ha capito che quel che scrive viene scrutato da gente prevenuta e che i suoi nemici mettono in cattiva luce la commedia che sta per rappresentare; perciò sarà egli stesso ad accusarsi e voi giudicherete se quel che ha fatto debba essere lodato o biasimato. Difilo ha composto i Synapothnescontes Plauto ne ha cavato i Commorientes. Nella commedia greca, nella prima scena, c’è un giovane che strappa via una prostituta a un ruffiano: Plauto questo brano lo ha tralasciato integralmente, e proprio questo brano il nostro poeta ha utilizzato negli Adelphoe, riproducendolo alla lettera. Stiamo appunto per rappresentare questa novità: valutate se si tratta di un furto o della ripresa di quel che era stato deliberatamente tralasciato. Se poi le malelingue affermano che ci sono dei nobili che collaborano abitualmente col poeta e compongono insieme con lui, quella che essi ritengono un’accusa formidabile, egli la ritiene la più grande delle lodi, visto che gode del favore di coloro che godono del favore di voi tutti e del popolo e che della loro opera ciascuno si è avvalso in guerra, in pace, in affari al momento opportuno senza umiliazioni. Non vi attendete adesso che vi esponga l’argomento della commedia; a introdurlo in parte ci penseranno i vecchi che compariranno in scena per primi, e in parte ve lo faranno capire con le loro azioni. Fate in modo che il vostro giudizio sereno accresca nel poeta il desiderio di scrivere.]

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