Terenzio, Adelphoe: il monologo di Eschino

maggio 15, 2009 § Lascia un commento

ES:Mi strazio e mi tormento: tanti guai mi sono piovuti addosso tutt’a un tratto, che non so proprio cosa fare né cosa decidere! Ho le membra infiacchite dalla paura; la mente instupidita dal timore; in cuor mio non riesco a concretare nessun piano. Aah! Come uscirò fuori da questo casino? Mi sono caduti addosso grossi sospetti, e non a torto: Sostrata pensa che questa suonatrice io l’abbia comprata per me; me lo ha confidato la vecchia. Siccome è capitato che avessero mandato lei per la levatrice, come la vedo, subito mi avvicino, le chiedo come sta Panfila, se il parto è ormai prossimo e se è per questo che va a chiamare la levatrice. Quella blatera: «Vattene lontano, Eschino, ci hai prese in giro a sufficienza e a sufficienza hai tradito la nostra fiducia». «Ma, ti prego, che cavolo stai dicendo!», chiedo. «Stammi bene, goditi quella che ti piace». Ho capito subito che loro avevano quel sospetto, ma comunque mi son ripreso per non lasciarmi sfuggire qualcosa su mio fratello con quella pettegola e rendere la faccenda di dominio pubblico. Ma adesso che farò? Dirò che è la donna di mio fratello? Che si sappia in giro è l’ultima cosa di cui c’è bisogno. Ma lasciamo perdere: può darsi che la cosa non trapeli: quello che temo è che loro ci credano. Ci sono tante coincidenze: sono io che l’ho rapita, io che ho versato il denaro, è stata portata a casa mia. E poi confesso che io una colpa ce l’ho: quella di non aver spiegato a mio padre come erano andate le cose. Dovevo scongiurarlo che me la lasciasse sposare. Invece ho atteso finora: orsù, Eschino, sveglia! Adesso la prima cosa da fare è andare dalle donne a scusarsi. Mi accosterò alla porta. Sono perduto! Mi vengono sempre i brividi quando comincio a bussare qui. Ehi, di casa, sono Eschino: qualcuno venga subito ad aprire la porta! Non compare nessuno: aspetterò qui.

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