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	<title>Latino</title>
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	<description>Gianluca Trotta</description>
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		<title>Latino</title>
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		<title>Perché Cicerone scrisse di filosofia? (De divinatione, II, 1-7)</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 18:31:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cicerone]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono chiesto e ho molto e lungamente riflettuto come avrei potuto giovare alla maggior parte dei miei concittadini, per non essere costretto in nessun caso a smettere di agire a vantaggio dello Stato. La soluzione migliore che mi venne in mente fu di render note ad essi le vie per raggiungere le più elevate [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=97&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono chiesto e ho molto e lungamente riflettuto come avrei potuto giovare alla maggior parte dei miei concittadini, per non essere costretto in nessun caso a smettere di agire a vantaggio dello Stato.<span id="more-97"></span> La soluzione migliore che mi venne in mente fu di render note ad essi le vie per raggiungere le più elevate attività dello spirito. Credo di aver già ottenuto questo scopo con molti miei libri. Nell&#8217;opera intitolata Ortensio ho esortato i lettori, quanto più ho potuto, allo studio della filosofia; nei quattro Libri Accademici ho mostrato quale sia, a mio parere, l&#8217;indirizzo filosofico meno arrogante e più coerente ed elegante.<br />
poiché la base della filosofia consiste nello stabilire qual è il sommo bene e il sommo male, ho chiarito a fondo questo argomento in un&#8217;opera composta di cinque libri, in modo da far comprendere che cosa ciascun filosofo sostenesse e che cosa gli obiettassero i suoi avversari. Nei libri delle Discussioni Tusculane, venuti sùbito dopo, altrettanti di numero, ho esposto ciò che soprattutto è necessario a raggiungere la felicità. Il primo di essi tratta del disprezzo della morte; il secondo del modo di sopportare il dolore fisico; il terzo del mitigare le afflizioni dello spirito; il quarto di tutte le altre perturbazioni dell&#8217;anima; il quinto affronta quell&#8217;argomento che più di tutti dà splendore alla filosofia, giacché dimostra che la virtù basta a se stessa per ottenere la felicità.<br />
Esposti quegli argomenti, ho portato a termine i tre libri Sulla natura degli dèi, nei quali questo problema èdiscusso da ogni punto di vista. E perché l&#8217;esposizione fosse completa e del tutto esauriente, ho intrapreso a scrivere questi due libri Sulla divinazione. Se ad essi aggiungerò, come mi riprometto, un&#8217;opera Sul fato, tutto questo problema sarà stato trattato in modo da soddisfare anche i più esigenti. A questi libri, inoltre, vanno aggiunti i sei Sulla Repubblica, che scrissi quando reggevo il timone dello Stato: argomento fondamentale e appartenente anch&#8217;esso alla filosofia, già trattato amplissimamente da Platone, Aristotele, Teofrasto e da tutta la schiera dei Peripatetici. E che dire della Consolazione? Anche a me essa arreca qualche conforto; agli altri, del pari, credo che gioverà molto. Poco fa ho inserito il, libro Sulla vecchiezza, che ho dedicato al mio Attico; e siccome più che mai la filosofia rende l&#8217;uomo buono e forte, il mio Catone è da annoverare fra i libri filosofici.<br />
se Aristotele e con lui Teofrasto, eccellenti sia per acume d&#8217;ingegno sia per facondia, aggregarono alla filosofia anche i precetti dell&#8217;arte del dire, ne risulta che le mie opere retoriche devono appartenere anch&#8217;esse alla schiera dei miei libri filosofici: vi apparterranno, dunque, i tre libri Dell&#8217;oratore, per quarto il Bruto, per quinto l&#8217;Oratore.</p>
<p>A questo punto ero arrivato; al resto del lavoro mi accingevo, con animo alacre, col fermo proposito di non tralasciate alcun argomento filosofico la cui esposizione io non rendessi accessibile in lingua latina, a meno che qualche motivo più importante non si fosse frapposto. Quale servizio maggiore o migliore, in effetti, io potrei rendere alla mia patria, che istruire e formare la gioventù, specialmente in questi tempi di corruzione morale in cui è talmente sprofondata da rendere necessario lo sforzo di tutti per frenarla e ridarle il senso dei dovere?<br />
Non m&#8217;illudo, beninteso, di poter raggiungere lo scopo, che non si può nemmeno pretendere, di indurre tutti i giovani a questi studi. Potessi indurvene anche pochi! La loro attività potrà pur sempre espandersi largamente entro lo Stato. Del resto, io mi considero remunerato della mia fatica anche da quelli che, già avanti negli anni, trovano conforto nei miei libri. Dal loro desiderio di leggere trae sempre maggior ardore, di giorno in giorno, il mio desiderio di scrivere; e ho saputo che essi sono più numerosi di quanto io pensassi. È anche una cosa magnifica, e un motivo di orgoglio per i romani, il non aver bisogno, per la filosofia, di opere scritte in greco;<br />
e questo risultato lo raggiungerò certamente, se riuscirò a portare a termine il mio progetto. A dire il vero, l&#8217;impulso a dedicarmi alla divulgazione della filosofia mi venne da un doloroso evento della patria: nella guerra civile non potevo né difendere lo Stato secondo il mio solito, né stare senza far nulla; e nemmeno trovavo qualcosa di meglio da fare, che fosse degno di me. Mi perdoneranno, dunque, i miei concittadini, o meglio mi saranno grati, se io, nel tempo in cui lo Stato era in potere di uno solo, non mi sono tenuto nascosto né mi sono perduto d&#8217;animo né mi son lasciato abbattere, né mi sono comportato come se fossi preso da ira verso l&#8217;uomo o verso i tempi, né, d&#8217;altra parte, ho adulato o ammirato la sorte altrui, in modo da sembrare pentito della sfortuna che mi ero procurato. Proprio questo, infatti, avevo imparato da Platone e dalla filosofia: che vi sono dei mutamenti naturali delle istituzioni politiche, per cui esse sono dominate talvolta da un gruppo di oligarchi, talaltra dalla parte popolare, in certe circostanze da un solo uomo.<br />
poiché quest&#8217;ultimo caso era accaduto al nostro Stato, io, reso privo delle mansioni politiche di un tempo, ritornai a questi studi, sia per sollevare il più possibile l&#8217;animo dall&#8217;angoscia in cui mi trovavo, sia per rendermi utile ai miei concittadini in tutto ciò che potevo. Nei miei libri facevo le mie dichiarazioni di voto, pronunciavo i miei pubblici discorsi, consideravo la filosofia come un sostituto di quella che per me era stata l&#8217;amministrazione dello Stato. Ora, poiché si ricomincia a chiedere il mio parere su questioni politiche, è doveroso occuparsi di politica, anzi, ad essa bisogna rivolgere ogni pensiero ed ogni attività, riservando allo studio della filosofia solo il tempo che rimarrà libero dai compiti e dai doveri pubblici. Ma di questo parleremo più a lungo un&#8217;altra volta; ora ritorniamo alla discussione che avevamo intrapreso.</p>
<p>[<em>De divinatione</em>, II, 1-7]</p>
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		<title>La morte di Cicerone</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 18:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cicerone]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>

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	</item>
		<item>
		<title>Virgilio, Eneide, libro IV</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2009 09:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Virgilio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il libro IV è dedicato totalmente all&#8217;amore dell&#8217;infelice Didone per Enea. Amore come furor, al quale si contrappone la pietas di Enea, che accetta il destino che gli dei hanno voluto per lui e abbandona al suo tragico destino la donna che lo ama. [Leggi una bella introduzione al canto] Così si apre il IV [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=84&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro IV è dedicato totalmente all&#8217;amore dell&#8217;infelice Didone per Enea. Amore come <em>furor</em>, al quale si contrappone la <em>pietas</em> di Enea, che accetta il destino che gli dei hanno voluto per lui e abbandona al suo tragico destino la donna che lo ama.</p>
<p>[<a href="http://www.bombacarta.com/2007/11/12/viaggio-attraverso-leneide-iv/">Leggi una bella introduzione al canto</a>]</p>
<p><span id="more-84"></span></p>
<p>Così si apre il IV libro, dopo che nei due precedenti Enea ha raccontato, su invito di Didone, le sue peripezie, dalla guerra di Troia alla fuga e alle avventure sofferte nei precedenti 7 anni. E mentre Enea racconta, si accende la passione della regina, stimolata anche da Cupido, che si è celato sotto le apparenze del piccolo Ascanio, figlio del capo troiano.</p>
<blockquote><p>Intanto la regina già da tempo piagata<br />
da profonda passione, nutre nelle sue vene<br />
la ferita e si strugge di una fiamma segreta.<br />
Le ritorna alla mente lo splendido valore<br />
dell&#8217;eroe e la sublime gloria della sua stirpe;<br />
porta confitti in cuore le sue parole e il suo volto,<br />
e non trova riposo, quel fuoco non le dà pace.</p></blockquote>
<p>L&#8217;amore è descritto da metafore di fuoco, che divora la regina e non le dà via di scampo. Allora, per trovare conforto, la donna, &#8220;fuori di sé&#8221; (e si notino i continui riferimenti al <em>furor</em>)  si rivolge alla sorella Anna:</p>
<blockquote><p>Il giorno seguente l&#8217;Aurora illuminava la terra<br />
con la luce del sole, e aveva cacciato dal cielo<br />
già tutta l&#8217;umida ombra, quando Didone<br />
fuori di sé si rivolge alla fedele sorella:<br />
&#8220;Anna, sorella mia, che sogni mi spaventano<br />
e mi tengono in ansia! Non ho mai visto un uomo<br />
come l&#8217;ospite nostro! Così nobile d&#8217;aspetto,<br />
d&#8217;animo valoroso e forte nelle armi!<br />
Credo proprio (ed è vero!) che sia di stirpe divina,<br />
poiché la viltà rivela le anime degeneri.<br />
Ahi, da quale destino è stato travagliato,<br />
come ieri diceva! Che guerre ha sostenuto!<br />
Se non avessi deciso irrevocabilmente<br />
di non voler più sposarmi con nessuno<br />
dopo che il primo amore se l&#8217;è preso la morte<br />
e mi ha lasciata così, delusa, piena d&#8217;odio<br />
per le faci nuziali ed il talamo, forse<br />
avrei potuto cedere unicamente a lui.<br />
Anna, te lo confesso, dopo la morte del povero<br />
mio marito Sicheo, dopo il delitto fraterno<br />
che ha macchiato di sangue la casa familiare,<br />
questi è il solo che m&#8217;abbia colpito i sensi, il solo<br />
che m&#8217;abbia folgorato l&#8217;anima, così da farla<br />
vacillare: conosco i segni dell&#8217;antica fiamma!<br />
Ma la terra profonda s&#8217;apra sotto i miei piedi<br />
o il Padre onnipotente mi fulmini nell&#8217;ombra,<br />
tra le pallide Ombre dell&#8217;Inferno e la notte,<br />
prima che io possa offenderti, sacro Pudore, e violare<br />
le tue leggi. Colui che per primo mi unì<br />
al suo destino d&#8217;uomo s&#8217;è preso tutto il mio amore,<br />
ora lo tenga per sé, lo serbi nel sepolcro.&#8221;<br />
Scoppiò in pianto e le lagrime le corsero giù per il petto.</p></blockquote>
<p>Didone vuole resistere a quest&#8217;amore che sente crescere in lei perché vuole rimanere fedele alla memoria del defunto marito Sicheo. Ma, appunto, l&#8217;amore-fuoco è inarrestabile.</p>
<p>[L'espressione del verso 23 "Adgnosco veteris vestigia flammae" sarà tradotto e citato da Dante nel canto XXX del <em>Pugatorio</em>, quando rivede Beatrice in veste di beata (vv. 40-48):</p>
<blockquote><p>Tosto che nella vista mi percosse<br />
l'alta virtú che già m'avea trafitto<br />
prima ch'io fuor di puerizia fosse,<br />
volsimi alla sinistra col rispitto<br />
col quale il fantolin corre alla mamma<br />
quando ha paura o quando elli è afflitto,<br />
per dicere a Virgilio: «Men che dramma<br />
di sangue m'è rimaso che non tremi:<br />
conosco i segni dell'antica fiamma»</p></blockquote>
<p>Ma Virgilio, la sua guida, si è dileguato, e lascia Dante di fronte alla donna-salvatrice.]</p>
<p>La risposta della sorella Anna è improntata al più sano epicureismo (chissà, forse sotto le sue spoglie femminili Virgilio ha voluto ritrarre il suo caro amico Orazio!):</p>
<blockquote><p>Anna risponde: &#8220;Sorella più cara della luce,<br />
trascorrerai la giovinezza sempre sola e dolente<br />
senza la dolcezza dei figli né le gioie di Venere?<br />
Credi che questo importi alla cenere e all&#8217;Ombra<br />
di chi è morto e sepolto? Stammi a sentire. Capisco<br />
che non t&#8217;abbia piegato il cuore doloroso<br />
nessun pretendente di Libia e neppure di Tiro;<br />
capisco che tu abbia spregiato Jarba e i re<br />
di questo paese africano ricco di tanti trionfi;<br />
ma perché vuoi respingere anche un amore vero?<br />
Non ti ricordi in che terra ti trovi, in mezzo a che genti?<br />
Di qua ti circondano i popoli di Getulia,<br />
razza imbattibile in guerra, i Numidi senza freno<br />
e l&#8217;inospite Sirte; di là una regione deserta,<br />
arsa di sete, e i Barcei che dilagano in furia.<br />
cosa devo dire delle prossime guerre<br />
con Tiro e delle minacce di nostro fratello?<br />
Credo davvero che le lunghe navi di Troia<br />
siano corse fin qui sotto i soffi del vento<br />
con gli auspici divini e il favor di Giunone.<br />
Che gran città vedrai sorgere, o sorella, che regni,<br />
da un tale matrimonio! Con le armi dei Teucri<br />
a fianco, in quante imprese si leverà la gloria<br />
dei Punici! Tu implora la grazia degli Dei,<br />
questo soltanto, e una volta compiuti i riti abbi cura<br />
dell&#8217;ospite, trova pretesti perché si trattenga a lungo,<br />
finché sul mare infuria l&#8217;inverno e il piovoso Orione,<br />
finché le navi son guaste e intrattabile il cielo.&#8221;</p></blockquote>
<p>Le parole di Anna sono molto efficaci. Infatti Didone si dà subito da fare con riti e sacrifici agli dei per propiziare quest&#8217;amore:</p>
<blockquote><p>Con queste parole le accese l&#8217;anima d&#8217;amore bruciante,<br />
diede speranza al cuore dubbioso e vinse il pudore.<br />
Subito vanno ai templi e chiedono la grazia<br />
davanti a tutti gli altari; immolano, come è d&#8217;uso,<br />
pecore scelte a Cerere legislatrice, a Febo,<br />
al padre Lieo e soprattutto a Giunone, patrona<br />
dei nodi coniugali. La bella Didone<br />
versa lei stessa la tazza, tenendola con la destra,<br />
tra le corna lunate di una bianca giovenca;<br />
e davanti alle immagini divine a passi solenni<br />
cammina verso gli altari coperti di offerte.<br />
Comincia la sua giornata con sacrifici e preghiere<br />
e, in cerca d&#8217;un buon augurio, chinandosi sul fianco squarciato<br />
delle bestie ne consulta le viscere<br />
palpitanti, profetiche. &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p></blockquote>
<p>Ma a che serve tutto ciò? Cosa può giovare a un amore che brucia come il fuoco?</p>
<blockquote><p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. O menti ignare dei vati!<br />
che servono preci e templi a una donna in delirio?<br />
La fiamma le divora le tenere midolla<br />
e sotto il petto vive una muta ferita.<br />
L&#8217;infelice Didone arde ed erra furiosa<br />
per tutta la città, come una cerva incauta<br />
che &#8211; dopo averla inseguita con le frecce &#8211; un pastore<br />
tra le selve di Creta di lontano ha ferito<br />
con un&#8217;acuta saetta, lasciando senza saperlo<br />
confitto nel suo fianco il ferro alato: lei<br />
corre in fuga, affannata, per le foreste e le balze<br />
dittèe, recando inflitta nel fianco la canna mortale.</p></blockquote>
<p>Didone è folle d&#8217;amore, con ogni aggettivo che le si riferisce, con ogni similitudine o metafora Virgilio ce lo ricorda! Tutto quello che fa, lo fa &#8220;follemente&#8221;, e si strugge di non potere dichiarare questo suo amore, che trova un po&#8217; di sollievo in compagnia del piccolo figlio di Enea, Ascanio, che tanto somiglia al padre (ma attenzione: sotto il suo aspetto, ricordiamocelo, si nasconde Cupido!):</p>
<blockquote><p>Ora conduce con sé Enea in mezzo alle mura<br />
facendogli ammirare le ricchezze sidonie<br />
e la città già pronta: ora comincia a parlare<br />
e le manca la voce, si ferma a mezzo il discorso.<br />
Caduto il giorno chiede sempre lo stesso banchetto,<br />
follemente domanda sempre di udire lo stesso<br />
racconto, e pende sempre dalle labbra di lui.<br />
Poi quando si son separati e persino la luna<br />
s&#8217;oscura, attenua il suo lume, e le stelle tramontano<br />
ed invitano al sonno, nelle sue vuote stanze<br />
si strugge, sola, e si getta sul giaciglio che Enea<br />
occupava durante la cena e ha lasciato: è lontana<br />
da lui, eppure negli occhi ne ha sempre l&#8217;immagine,<br />
la voce di lui lontano ha sempre nelle orecchie.<br />
Ed a volte, incantata dalla sua somiglianza<br />
col padre, tiene in grembo Ascanio e cerca di illudere<br />
l&#8217;indicibile amore&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p></blockquote>
<p>Questo stato di folle eccitazione porta la regina a dimenticare i suoi compiti, diciamo così, istituzionali, e anche la costruzione della città che sarà Cartagine ne risente:</p>
<blockquote><p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Nella città le torri<br />
incominciate rimangono a mezzo, la gioventù<br />
non si esercita più nelle armi, non manda<br />
avanti la costruzione del porto e delle difese<br />
di guerra: ed interrotte rimangono le opere,<br />
gran muri minacciosi, palchi che toccano il cielo.</p></blockquote>
<p>E allora Giunone, che, ricordiamocelo, è adirata con Enea e ha cara la costruenda Cartagine, decide di affrontare la madre del capo troiano, Venere, per cercare una &#8220;tregua&#8221; che soddisfi entrambe le contendenti:</p>
<blockquote><p>Quando la vide in preda a una passione tale<br />
che non poteva frenarla nemmeno il timore di scandali,<br />
Giunone Saturnia, cara moglie di Giove, aggredì<br />
Venere in questo modo: &#8220;Tu e tuo figlio davvero<br />
avete avuto una bella vittoria e gloriosi trofei!<br />
È proprio un bel vanto per voi che una povera donna<br />
sia vinta dall&#8217;inganno di due Numi potenti.<br />
Certo, capisco bene che tu avevi paura<br />
delle mie mura e tenevi in sospetto le case<br />
dell&#8217;alta Cartagine. Ma dimmi, quali saranno<br />
i termini ed il fine della nostra contesa?<br />
Concludiamo piuttosto una pace durevole<br />
con un bel matrimonio. Tu hai tutto ciò che hai voluto:<br />
Didone brucia d&#8217;amore fino in fondo alle ossa.<br />
Regniamo allora in comune sopra uno stesso popolo;<br />
Didone serva e s&#8217;inchini ad un marito frigio<br />
e ti consegni in dote il popolo di Tiro.&#8221;</p></blockquote>
<p>Insomma, Giunone propone a Venere di unire il destino dei Cartaginesi con gli esuli Troiani. Venere comprende ovviamente le intenzioni nascoste di Giunone, che vuole a tutti i costi impedire che Enea giunga sulle coste dell&#8217;Italia, per fondare una nuova patria che darà poi l&#8217;avvio alla stirpe della città destinata a sconfiggere Cartagine. E risponde con altrettanta scaltrezza, dichiarando di dubitare che Giove, il marito di Giunone, accetti che il destino da lui stabilito per Enea venga mutato:</p>
<blockquote><p>Venere le rispose (poiché aveva capito<br />
quale fosse lo scopo di Giunone, sottrarre<br />
all&#8217;Italia l&#8217;impero per donarlo alla Libia):<br />
&#8220;Chi sarà così folle da rifiutare un accordo<br />
e preferire di scendere in guerra con te,<br />
posto che ciò che chiedi possa avere fortuna?<br />
Ma sono incerta dei Fati, non sono sicura che Giove<br />
consenta che Tiri e Troiani abbiano una sola città,<br />
approvi che i due popoli stringano patti tra loro<br />
e si mescolino. Tu sei sua moglie, a te sola<br />
è lecito tentarne l&#8217;animo con preghiere.<br />
Va&#8217; avanti, ti seguirò.&#8221; &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p></blockquote>
<p>Giunone promette di parlarne al marito Giove; e intanto propone uno stratagemma per permettere a Enea e Didone di incontrarsi da soli e realizzare finalmente l&#8217;amore:</p>
<blockquote><p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.Allora Giunone regina:<br />
&#8220;Sarà affar mio &#8211; disse. &#8211; Ascolta, ti spiegherò<br />
in breve come si possa fare quel che ci preme.<br />
Enea con l&#8217;infelice Didone si prepara<br />
a andare a caccia nei boschi, domani, non appena<br />
il sole si alzerà rivelando il mondo coi raggi.<br />
Io, mentre i battitori s&#8217;affanneranno a distendere<br />
reti sui passi montani, rovescerò dall&#8217;alto<br />
un nembo nero di grandine, rintronerò il cielo di tuoni.<br />
Si sperderanno i compagni coperti di opaca tenebra:<br />
Didone e il capo troiano troveranno riparo<br />
nella stessa caverna. Sarò presente, se tu<br />
sei d&#8217;accordo; unirò Didone a lui con un nodo<br />
stabile, la farò sua. E ci sarà Imeneo.&#8221;<br />
Venere annuì senza opporsi e rise alla bella trovata.</p></blockquote>
<p>Insomma, le due dee si accordano per scatenare una tempesta che spinga i due a trovare rifugio in una caverna, dove sarà consumato il loro amore.</p>
<p>Arriva il fatidico giorno della battuta di caccia [notate, nella scena seguente, una incongruenza, che denuncia il carattere di "non finito" del poema, che Virgilio non ha potuto rivedere per il sopraggiungere della sua morte: poco prima avevamo trovato Ascanio, figlio di Enea, piccolo, un bambino che Didone si prende sulle ginocchia e con il quale gioca; qui troviamo invece un giovanotto che cavalca con ardore e prende parte alla battuta di caccia!]:</p>
<blockquote><p>Intanto l&#8217;Aurora sorgendo abbandonava il mare.<br />
Una gioventù scelta, nato il sole, s&#8217;affretta<br />
fuori città: hanno reti e grandi maglie, lacci<br />
e larghi giavellotti; i cavalieri massili<br />
galoppano tra le mute dei cani di fine odorato.<br />
capi punici attendono la regina che indugia<br />
nella sua stanza da letto: un cavallo fregiato<br />
d&#8217;oro e porpora aspetta mordendo il freno spumoso.<br />
Ma ecco che infine arriva, in mezzo a un folto corteo,<br />
coperta da una clamide dall&#8217;orlo ricamato;<br />
ha una faretra d&#8217;oro, ed una rete d&#8217;oro<br />
sui capelli, una fibbia d&#8217;oro alla veste di porpora.<br />
Al tempo stesso avanzano i Frigi e Iulo, felice;<br />
bellissimo su tutti Enea s&#8217;offre di scorta<br />
alla bianca Didone e unisce le due schiere.<br />
Simile a Apollo, quando lascia la Licia invernale<br />
ed il fluente Xanto, torna a vedere Delo<br />
materna e dirige i cori; misti intorno agli altari<br />
fremono i Driopi, i Cretesi, i dipinti Agatirsi;<br />
lui va per i gioghi del Cinto e raccoglie i capelli<br />
fluenti adornandoli di flessibile fronda<br />
e incoronandoli d&#8217;oro; i dardi gli suonano in spalla.<br />
Non meno pronto e animoso veniva Enea, tanta<br />
bellezza gli splendeva sul nobilissimo volto.<br />
Quando si giunse ai monti e ai covi inaccessibili,<br />
ecco le capre selvagge saltando giù dalle rocce<br />
attraversare di corsa le alture; laggiù i cervi<br />
corrono per la campagna alzando nubi di polvere,<br />
in schiere compatte, in fretta lasciano la montagna.<br />
Ed il fanciullo Ascanio in mezzo alle valli<br />
galoppa furiosamente col cuore pieno di gioia<br />
oltrepassando in corsa gli animali sbrancati,<br />
spera con tutta l&#8217;anima che tra l&#8217;imbelle armento<br />
gli si pari davanti uno schiumante cinghiale<br />
o che un fulvo leone discenda giù dai monti.</p></blockquote>
<p>Ma ecco che giunge il temporale scatenato dall&#8217;accordo delle due dee:</p>
<blockquote><p>Intanto con un gran murmure il cielo si turba,<br />
e arriva subito un nembo di pioggia mista a grandine:<br />
spaventati i Fenici, i giovani troiani<br />
e il dardanio nipote di Venere qua e là<br />
si disperdono in cerca d&#8217;asilo per i campi;<br />
impetuosi torrenti precipitano dai monti.</p></blockquote>
<p>Didone ed Enea trovano rifugio nella stessa grotta, e qui avviene l&#8217;incontro amoroso, tratteggiato in due castissimi versi, che descrivono &#8220;lampi nell&#8217;aria&#8221; e l&#8217;ululare delle Ninfe:</p>
<blockquote><p>Didone e Enea riparano in una stessa grotta.<br />
Per prima la Terra e Giunone pronuba danno il segnale:<br />
rifulsero lampi nell&#8217;aria a festeggiare l&#8217;unione,<br />
e sulle cime dei monti ulularono le Ninfe.</p></blockquote>
<p>Certo è un giorno felice per Didone, che ormai non nasconde più a nessuno il suo amore; ma è anche l&#8217;inizio della sua fine:</p>
<blockquote><p>Fu quello il primo giorno di morte, la causa prima<br />
di tanti mali; Didone non pensa alle chiacchiere,<br />
non pensa al suo decoro e non teme lo scandalo,<br />
ormai non coltiva più un amore segreto,<br />
lo chiama matrimonio, vela così la sua colpa.</p></blockquote>
<p>E subito si spargono le dicerie, il pettegolezzo, che Virgilio allegorizza in un mirabile &#8220;mostro orrendo e informe&#8221;, dotato di ali per correre veloce, mille occhi e orecchie per carpire i segreti, mille bocche per diffondere verità e falsità mescolate assieme:</p>
<blockquote><p>Subito corre per tutte le città della Libia<br />
la rapida Fama, il malanno più veloce che esista.<br />
Vive di mobilità, acquista forze andando;<br />
piccolissima prima, timorosa, ben presto<br />
si leva alta nell&#8217;aria, tocca terra coi piedi<br />
e col capo le nuvole. Si dice che la madre<br />
Terra abbia partorito questa sua ultima figlia,<br />
sorella di Encelado e Ceo, per rabbia contro gli Dei.<br />
È un mostro orribile, immenso, rapido d&#8217;ali e di piedi,<br />
coperto di penne; sotto ogni penna c&#8217;è un occhio<br />
che vigila, una lingua, una bocca sonora<br />
e un orecchio rizzato. La notte vola a metà<br />
tra cielo e terra, stridendo nell&#8217;ombra, non chiude<br />
gli occhi nel dolce sonno; il giorno sta di vedetta<br />
sul culmine dei tetti o in cima alle alti torri,<br />
spaventa le grandi città, nunzia del vero e del falso.<br />
La Fama gongolando riempiva la gente di chiacchiere<br />
dicendo il vero e il falso: raccontava che Enea<br />
nato di sangue troiano era venuto a Cartagine,<br />
che la bella Didone s&#8217;era degnata di unirsi<br />
con lui, e che passavano l&#8217;inverno nei piaceri<br />
l&#8217;uno attaccato all&#8217;altra, immemori dei loro regni,<br />
presi da turpe passione. La terribile Dea<br />
diffonde simili storie qua e là per le bocche degli uomini.<br />
Poi subito volge la sua corsa al re Jarba,<br />
infiammandone l&#8217;anima e aizzandone l&#8217;ira.</p></blockquote>
<p>Jarba è uno dei re locali, che avevano chiesto in sposa Didone e ai quali ella si era negata. Ovviamente questa diceria non gli fa piacere, anzi! E allora si rivolge direttamente a Giove, chiedendogli giustizia:</p>
<blockquote><p>Costui, figlio di Ammone e di una Ninfa rapita<br />
ai Garamanti, aveva alzato a Giove nell&#8217;ampio<br />
suo regno cento immensi templi e su cento altari<br />
aveva consacrato un fuoco perenne, onore<br />
eterno per gli Dei: il suolo sempre madido<br />
del sangue delle vittime, le soglie erano sempre<br />
adorne di corone fiorite d&#8217;ogni specie.<br />
Fuori di sé ed acceso dall&#8217;amara notizia<br />
si dice che levasse molte preghiere a Giove,<br />
supplice, a mani giunte, davanti agli altari,<br />
in mezzo alle venerate immagini dei Numi.<br />
&#8220;O Giove onnipotente cui il popolo mauro<br />
dopo aver banchettato sui letti ricamati<br />
liba vino prezioso, vedi che cosa accade?<br />
Non intervieni? O forse, padre, abbiamo paura<br />
invano di te quando scagli i fulmini? Sono ciechi<br />
i fuochi che tra le nubi atterriscono gli animi,<br />
non sono che vacui rombi? Una donna che, profuga<br />
nel nostro territorio, fondò una cittaduzza<br />
comperando il terreno, cui demmo un&#8217;arida spiaggia<br />
da colonizzare e i diritti sul luogo, ha respinto le nozze<br />
con noi accogliendo Enea come suo solo signore!<br />
adesso quella specie di Paride, accompagnato<br />
da mezzi uomini, la mitra meonia legata al mento,<br />
la chioma profumata, gode la sua conquista.<br />
Ah, che davvero offriamo ai tuoi templi dei doni<br />
inutili e alimentiamo un&#8217;inutile gloria!&#8221;<br />
Mentre diceva così, tenendo posata la mano<br />
sull&#8217;altare, l&#8217;udì l&#8217;Onnipotente e volse<br />
gli occhi alle mura regali e agli amanti dimentichi<br />
di ogni fama migliore&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p></blockquote>
<p>Giove, al quale evidentemente Giunone non ha detto nulla, diversamente da quanto aveva promesso a Venere, vede quest&#8217;amore, e manda allora a Enea Mercurio, per rimproverare a Enea la perdita di tempo e la deviazione dal suo destino: giungere sulle coste dell&#8217;Italia e fondare una nuova patria. Mercurio parte subito, e in breve tempo arriva alle coste della Libia (cioè l&#8217;Africa del nord):</p>
<blockquote><p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.Disse allora a Mercurio:<br />
&#8220;Va&#8217;, figlio, corri, chiama i venti, sollevati a volo<br />
e parla al capo troiano, che perde tempo a Cartagine<br />
e non pensa alle terre che il Fato gli ha destinato,<br />
recagli tu per l&#8217;aria il mio alto comando.<br />
Non ce lo promise così la bellissima madre,<br />
non lo scampò per questo due volte alle armi dei Greci:<br />
ma perché regga l&#8217;Italia gravida di imperi<br />
e fremente di guerra, perché perpetui la razza di Teucro<br />
dal nobile sangue, perché detti leggi al mondo.<br />
Se non lo accende l&#8217;onore di cose tanto grandi,<br />
se non vuol faticare né gli interessa la gloria,<br />
perché proprio lui, suo padre, vuol defraudare Ascanio<br />
delle rocche romane? Cosa crede di fare?<br />
Che cosa spera indugiando tra gente nemica<br />
senza pensare al futuro, alla grande progenie<br />
che un giorno avrà in Italia, ai campi di Lavinio?<br />
Navighi, questo è il mio ordine: siine tu messaggero.&#8221;<br />
Disse. E Mercurio subito si prepara a obbedire<br />
al gran cenno del padre; prima s&#8217;allaccia ai piedi<br />
i calzari d&#8217;oro, alati, che lo portano in alto<br />
volando sopra i mari e sopra la terra, rapido<br />
come il vento. Poi piglia la verga con cui evoca<br />
le pallide Ombre dell&#8217;Orco, altre ne manda al Tartaro,<br />
dà e leva il sonno, gli occhi suggella nella morte.<br />
Munito della verga scaccia i venti, traversa<br />
le nubi burrascose. E già volando vede<br />
la vetta e i fianchi ripidi del duro Atlante, che regge<br />
il cielo con la testa; Atlante dal capo<br />
pieno di pini, cinto sempre di nuvole nere,<br />
battuto da vento e da pioggia; una distesa di neve<br />
gli copre le spalle, i fiumi precipitano<br />
dal mento del gran vecchio, l&#8217;ispida barba è ghiacciata.<br />
Qui si fermò dapprima il Cillenio, librandosi<br />
ad ali aperte; quindi si lasciò andare di peso<br />
velocissimo verso le onde, come un uccello che vola<br />
basso, radendo il mare intorno agli scogli pescosi<br />
ed intorno alle spiagge. Così fendeva l&#8217;aria<br />
tra mare e cielo Mercurio cillenio, lasciando<br />
Atlante, suo nonno materno, volando<br />
verso la costa sabbiosa dell&#8217;arida Libia.</p></blockquote>
<p>Vede Enea intento a dirigere i lavori per la costruenda Cartagine. E subito gli rivolge il rimprovero:</p>
<blockquote><p>Appena atterrò vicino ad antiche capanne<br />
vide Enea intento a dirigere la fondazione di torri<br />
e la costruzione di case; aveva una spada stellata<br />
di fulvo diaspro, un mantello corto di porpora tiria<br />
gli splendeva giù dalle spalle, opera delle mani<br />
della ricca Didone che aveva trapunto il tessuto<br />
di fili d&#8217;oro sottili. Subito lo investì:<br />
&#8220;È così adesso tu lavori alle fondamenta<br />
dell&#8217;alta Cartagine, schiavo di tua moglie, fai bella<br />
la città e ti dimentichi del tuo destino e del regno!<br />
Lo stesso re degli Dei, che con la sua volontà<br />
ruota il cielo e la terra, mi comanda di darti<br />
per l&#8217;aria veloce questi ordini: cosa progetti? Con quali<br />
speranze perdi il tuo tempo nel paese di Libia?<br />
Se non ti sprona la gloria delle grandi promesse,<br />
se non vuoi affrontare fatiche per la tua fama,<br />
pensa ad Ascanio che cresce, alle speranze di Iulo,<br />
al quale è dovuto il regno d&#8217;Italia e la terra<br />
di Roma.&#8221; Mercurio a metà del discorso<br />
si tolse al cospetto dei mortali, svanendo<br />
lontano dagli occhi nell&#8217;aria sottile.</p></blockquote>
<p>Il <em>pius</em> Enea è molto colpito da questi rimproveri, e subito decide di abbandonare quella terra e rimettersi in viaggio:</p>
<blockquote><p>Enea fuori di sé ammutolì a quella vista,<br />
gli si drizzarono in testa per l&#8217;orrore i capelli,<br />
gli si fermò la voce in gola. Smania di correre<br />
via, abbandonando le terre che pure gli sembrano dolci,<br />
percosso dall&#8217;alto monito e dal comando divino.</p></blockquote>
<p>Ma si rende anche subito conto di un problema: come farà a giustificare questa decisione agli occhi della &#8220;furiosa&#8221; Didone?</p>
<blockquote><p>Ma come farà? Con quali parole adesso oserà<br />
rivolgersi alla regina innamorata, furiosa?<br />
Di dove incomincerà il suo discorso? Volge<br />
rapidissimamente il pensiero qua e là,<br />
ideando diverse soluzioni, pesandole<br />
una per una. Infine, benché sia sempre in dubbio,<br />
crede di aver trovato il partito migliore.</p></blockquote>
<p>E quale sarà questo &#8220;partito migliore&#8221;? Non di certo affrontare subito Didone; mentre lui temporeggia e riflette sulle parole da usare, comanda che vengano preparate le navi per la partenza:</p>
<blockquote><p>Chiama Mnèsteo, Sergesto ed il forte Seresto;<br />
armino zitti zitti la flotta e sulla riva<br />
riuniscano i compagni, preparino ogni cosa<br />
senza lasciar capire quale sia la ragione<br />
di tanta novità; intanto lui, poiché<br />
Didone non sa nulla e crede che un amore<br />
così grande non possa spezzarsi, cercherà<br />
il modo e l&#8217;occasione più adatta per parlarle.<br />
Tutti obbediscono lieti ed eseguono gli ordini.</p></blockquote>
<p>Insomma, con un atteggiamento tipicamente maschile Enea decide di rimandare il chiarimento. Ma la Fama, si sa, vede tutto, sa tutto, e gode nel diffondere quello che sa. Così rivela a Didone i disegni del suo amante:</p>
<blockquote><p>Ma la regina (chi può ingannare chi ama?)<br />
presentì tutto e s&#8217;accorse per prima di ciò che accadeva:<br />
timorosa com&#8217;era di tutto, persino di quello<br />
che più pareva sicuro. L&#8217;empia Fama in persona<br />
disse che si allestiva la flotta per la partenza.</p></blockquote>
<p>E di nuovo troviamo una scena nella quale Didone innamorata è accostata al lessico del <em>furor</em>. E dopo avere vagato come in preda alla follia, scarmigliata, fuori di sé, affronta di petto Enea:</p>
<blockquote><p>Folle d&#8217;amore, l&#8217;anima smarrita, dà in ismanie,<br />
erra per la città fuori di sé, baccante<br />
eccitata come una Menade quando infuria la festa,<br />
quando al grido di Bacco la stimolano le orge<br />
che vengono soltanto ogni tre anni, quando<br />
il Citerone a notte la chiama con molto clamore.<br />
Infine parla ad Enea per prima, così:<br />
&#8220;Perfido, e tu speravi persino di nascondere<br />
tanto male e partire dalla mia terra in silenzio?<br />
Non ti trattiene il nostro amore, la mano<br />
che un giorno ti fu concessa, Didone che sta<br />
per morire di morte crudele? E invece tu<br />
sotto le stelle invernali prepari la flotta<br />
e ti affretti a solcare l&#8217;alto mare, tra i venti<br />
terribili, o malvagio. E perché? Se corressi<br />
non verso terre straniere, verso paesi che ignori,<br />
ma fosse ancora in piedi l&#8217;antica Troia, andresti<br />
a Troia con la flotta per l&#8217;ondoso mare?<br />
Fuggiresti da me? Per questo mio pianto<br />
e per la tua mano, per gli Imenei incominciati<br />
e per la nostra unione, se ho meritato di te<br />
in qualche modo, se cara ti fu qualcosa di me,<br />
abbi pietà della casa che crolla, lo vedi, e abbandona<br />
questo pensiero, ti prego, se si può ancora pregarti.<br />
Le genti di Libia mi odiano a causa di te,<br />
i tiranni numidi mi odiano a causa di te,<br />
persino i Tiri mi odiano a causa di te;<br />
a causa di te il pudore è morto, è morta la fama<br />
per la quale soltanto arrivavo alle stelle.<br />
chi moribonda mi lasci? O Enea, ospite! Ospite!<br />
Soltanto questo nome posso dare a colui<br />
che un tempo chiamavo marito. Ma allora?<br />
Forse attendo il fratello Pigmalione che bruci<br />
le mie mura, o il re Jarba che mi porti in Getulia<br />
schiava? Oh, se prima della tua fuga avessi<br />
avuto almeno un figlio da te, un piccolo Enea<br />
che per le sale giocasse e ti ricordasse<br />
all&#8217;aspetto! Oh, che allora, non mi parrebbe del tutto<br />
d&#8217;essere abbandonata e d&#8217;essere stata ingannata!&#8221;</p></blockquote>
<p>Didone di dice ingannata, accusa Enea, rimpiange la mancata maternità, preannuncia la sua morte: insomma, Virgilio ci dà sotto, qui, con l&#8217;approfondimento psicologico, in una scena che vede una donna innamorata e tradita, che contemporaneamente ama e odia.</p>
<p>Enea ascolta. E soffre, non è, in effetti, un insensibile. Ma sa anche che deve assoggettarsi al volere degli dei: partire e raggiungere l&#8217;Italia:</p>
<blockquote><p>Diceva così. Ma lui per gli ammonimenti di Giove<br />
teneva immobili gli occhi e con sforzo premeva<br />
dentro al cuore l&#8217;affanno. Alla fine risponde<br />
con poche frasi: &#8220;Regina, non sarò io a negare<br />
che hai tanti meriti quanti puoi contarne a parole,<br />
e non mi scorderò di te finché mi ricorderò<br />
di me stesso. Ma ascolta. Io non sperai di nasconderti<br />
questa fuga, credilo pure, e del resto mai<br />
ti tenni discorsi di nozze o pensai di sposarti.<br />
Se i Fati permettessero che conducessi la vita<br />
come vorrei, secondo i veri miei desideri,<br />
sarei rimasto a Troia vicino alle dolci reliquie<br />
dei miei, gli alti tetti di Priamo starebbero ancora<br />
in piedi e con le mie mani avrei costruito ai vinti<br />
una rinata Pergamo. Ma adesso Apollo grineo<br />
mi comanda di andare in Italia: in Italia<br />
mi ordinano di andare gli oracoli di Licia.<br />
Questo è il mio amore, questa la mia patria. Se tu<br />
che sei fenicia ami tanto le rocche di Cartagine,<br />
questa tua bella città della Libia, perché<br />
impedisci che i Teucri abbiano alfine riposo<br />
nella terra d&#8217;Italia? È lecito anche a noi<br />
cercare lidi stranieri. Tutte le volte<br />
che la notte circonda le terre di umide ombre,<br />
tutte le volte che sorgono gli astri infuocati, in sogno<br />
l&#8217;ombra del padre Anchise, turbata, mi rimprovera<br />
e mi spaventa, con lui mi rimprovera Ascanio,<br />
povero bimbo, del torto che faccio al suo futuro,<br />
poiché lo frodo del regno d&#8217;Esperia, dei campi fatali.<br />
proprio adesso Mercurio, messaggero dei Numi,<br />
mandato da Giove (lo giuro per le nostre due vite)<br />
m&#8217;ha portato per l&#8217;aria rapida questo comando:<br />
- Naviga! &#8211; Ho visto il Dio in una luce chiarissima<br />
entrare per le mura e con queste mie orecchie<br />
ne ho sentito la voce: &#8211; Naviga! &#8211; Dunque cessa<br />
di infuocare me e te con questi lamenti,<br />
io non vado in Italia di mia volontà.&#8221;</p></blockquote>
<p>&#8220;Italiam non sponte sequor&#8221;, non seguo l&#8217;Italia di mia volontà! Lo faccio perché lo vogliono gli dei, e perché lo devo al mio popolo, che è orfano della patria; e lo devo alla memoria di mio padre, e soprattutto ad Ascanio, che merita di avere il dominio di questa terra! E poi, dice di sfuggita Enea, non ti avevo mai promesso che ti avrei sposata! Insomma, potremmo mai immaginare un discorso più tipicamente maschile?</p>
<p>Ma Didone appartiene al <em>furor</em>, nulla le importano le &#8220;scuse&#8221; (dal suo punto di vista) accampate da Enea. E lo travolge con una serie di accuse di &#8220;durezza&#8221;, insensibilità e anche ingatitudine (in fondo il profugo Enea, assime al suo popolo, era stato accolto, con molta ospitalità dalla regina). E promette a Enea una vendetta che lo seguirà per sempre (e che preannuncia anche le future guerre puniche, ovviamente):</p>
<blockquote><p>Mentre diceva così lei lo fissava bieca<br />
già da un poco, volgendo gli occhi qua e là, misurandolo<br />
tutto con taciti sguardi; alfine furente<br />
prorompe: &#8220;Tua madre non è una Dea, la tua stirpe<br />
non viene da Dardano, ma il Caucaso selvaggio<br />
aspro di rupi ti fece, ircane tigri allattarono<br />
te da bambino. Ah, perché m&#8217;illudo, che cosa mi aspetto<br />
più di questo? Lui forse s&#8217;è commosso al mio pianto?<br />
Non ha battuto ciglio: non ha emesso un sospiro:<br />
non ha avuto pietà dell&#8217;amante! Che cosa<br />
immaginare di peggio? Ormai nemmeno la grande<br />
Giunone e il padre Saturnio guardano con giustizia<br />
a quanto avviene. Non c&#8217;è più alcuna buonafede,<br />
in nessun posto. Lo presi morto di fame, gettato<br />
sul lido dalla tempesta, lo misi a parte del regno,<br />
pazza! Strappai la sua flotta dispersa all&#8217;estrema rovina<br />
insieme ai suoi compagni. Ah, che furia m&#8217;avvampa!<br />
Proprio adesso l&#8217;augure Apollo e gli oracoli lici<br />
gli portano per l&#8217;aria questi ordini tremendi!<br />
Certo è stato mandato da Giove in persona il fulmineo<br />
messaggero dei Numi! Oh, davvero gli Dei<br />
non hanno da occuparsi d&#8217;altro, se un tale pensiero<br />
turba la loro quiete! Ma non voglio ribattere<br />
le tue parole, non voglio neppure trattenerti.<br />
Parti, va&#8217; via col vento in Italia, cerca il tuo regno<br />
attraverso le onde. Io spero soltanto,<br />
se i pietosi Celesti hanno qualche potere,<br />
che me ne pagherai il fio tra gli scogli, chiamando<br />
spesso a nome Didone. Didone! Ma io lontana<br />
ti perseguiterò con i fuochi infernali:<br />
e quando la fredda morte spoglierà delle membra<br />
l&#8217;anima, in ogni luogo dove tu andrai ci sarò,<br />
pallido spettro, fantasma venuto a turbarti.<br />
Sconterai la tua pena, empio, ed io lo saprò:<br />
questa bella notizia mi giungerà tra le Ombre.&#8221;</p></blockquote>
<p>CONTINUA&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<blockquote><p>Così dicendo tronca a mezzo il discorso, affranta<br />
fugge la luce del giorno, scappa via e si leva<br />
dagli occhi d&#8217;Enea, lasciandolo dubitante, pauroso,<br />
desideroso di dirle molte cose. Le ancelle<br />
accorrono e la portano al suo marmoreo talamo;<br />
svenuta, le membra rigide, la posano sulle coltri.<br />
Ma sebbene desideri alleviarle il dolore<br />
e consolarla, calmandone con parole l&#8217;affanno,<br />
benché sia intenerito dall&#8217;amore, dolente<br />
il pio Enea obbedisce all&#8217;ordine divino<br />
e ritorna alla flotta. I Troiani s&#8217;affannano<br />
a trarre le navi in mare dall&#8217;alto lido. Nuotano<br />
le chiglie spalmate di pece, gli uomini dalle foreste<br />
portano rami fronzuti e quercie non lavorate,<br />
han fretta di fuggire&#8230;<br />
Sciamano precipitandosi<br />
da tutta la città, come le nere formiche<br />
quando, pensando all&#8217;inverno, saccheggiano un mucchio<br />
di farro e lo mettono in serbo nelle loro dispense:<br />
la bruna schiera cammina per i campi e convoglia<br />
la preda attraverso l&#8217;erba per un sentiero piccino,<br />
parte a forza di spalle portano i chicchi più grossi,<br />
parte dirigon la marcia, tengono a posto la fila,<br />
riprendono chi indugia, e tutta la strada è in fermento.<br />
Con che cuore o Didone guardavi tutto questo,<br />
che gemiti mandavi vedendo dalla rocca<br />
fremere tutto il lido in lungo e in largo e il mare<br />
intero riecheggiare di rumore e di grida!<br />
Amore, spietato amore, a che cosa non spingi<br />
i cuori dei mortali? Ecco Didone costretta<br />
ancora alle lagrime, ancora a cercar di piegare<br />
Enea con le preghiere più vili e a sottomettere,<br />
chiedendo pietà, la fierezza alla passione; prima<br />
di darsi la morte non vuole lasciare nulla intentato.<br />
&#8220;Anna, non vedi come s&#8217;afferrano sul lido,<br />
accorsi da ogni parte; la vela chiama già i venti,<br />
i naviganti incoronano allegri le poppe.<br />
Se ho potuto vedere avverarsi tanto dolore,<br />
o sorella, potrò sopportarlo di certo.<br />
Pure, Anna, esaudisci la tua infelice Didone<br />
in una sola grazia: poiché quell&#8217;infame onorava<br />
solo te e confessava a te anche i segreti più arcani,<br />
e tu sola sapevi le vie più adatte e i momenti migliori<br />
per chiedergli qualcosa. Va&#8217; dunque tu da lui,<br />
sorella, e supplice parla a quel nemico superbo.<br />
Digli che io non giurai in Aulide coi Greci<br />
di distruggere la razza troiana, né mandai<br />
la flotta contro Pergamo, digli che non turbai<br />
o dispersi le ceneri e l&#8217;Ombra di suo padre.<br />
Perché non vuole ascoltarmi? Dove corre? Conceda<br />
almeno quest&#8217;ultimo dono alla misera amante:<br />
aspetti per fuggire un momento migliore<br />
e venti favorevoli. Non chiedo neanche più<br />
l&#8217;antica unione tradita, né che rinunci al bel Lazio<br />
ed al futuro regno; chiedo soltanto del tempo,<br />
del vano tempo, una tregua finché il furore si calmi<br />
e la Fortuna m&#8217;insegni a sopportare il dolore.<br />
Quest&#8217;ultima grazia domando (abbi pietà della povera<br />
tua sorella!), poi parta: se mai me la concede<br />
gliela restituirò a usura con la mia morte.&#8221;<br />
Così parlava; tali lamenti porta e riporta<br />
l&#8217;infelice sorella. Ma Enea non si commuove<br />
per nessun pianto né ascolta con pazienza nessuna<br />
voce: s&#8217;oppone il Fato, un Dio gli chiude le orecchie.<br />
Come talvolta i venti alpini di qua e di là<br />
soffiando a gara cercano di scalzare da terra<br />
una solida quercia dal fusto annoso: stridono<br />
le alte fronde coprendo il terreno di foglie<br />
a ogni scossa del tronco: ma l&#8217;albero è abbarbicato<br />
al suo macigno e di quanto s&#8217;innalza con la cima<br />
nell&#8217;aria celeste, di tanto s&#8217;affonda con le radici<br />
sino al Tartaro; così l&#8217;eroe è percosso di qua<br />
e di là da voci incessanti e nel gran petto contiene<br />
il tremendo dolore, al quale non può dar retta,<br />
la mente rimane immobile, le lagrime scorrono invano.<br />
Allora l&#8217;infelice Didone, atterrita<br />
dal suo destino, chiama la morte; le dà fastidio<br />
la vista del cielo convesso. S&#8217;infiammò di più<br />
nella sua decisione di abbandonare la luce<br />
quando vide (orribile a dirsi) l&#8217;acqua lustrale<br />
intorbidarsi mentre poneva le offerte<br />
sugli altari fumanti d&#8217;incenso e i vini versati<br />
cambiarsi in osceno, terribile sangue.<br />
Non disse nulla a nessuno, nemmeno alla sorella.<br />
Nel palazzo reale c&#8217;era un sacello di marmo<br />
dedicato all&#8217;antico marito, che lei venerava<br />
di culto particolare, cinto di candida lana<br />
e di fronde festose: di là le parve venissero<br />
parole e le parve sentire la voce del marito<br />
che la chiamava mentre la nera notte occupava<br />
tutte le terre; e le parve di sentire lagnarsi<br />
dai comignoli, spesso, il gufo solitario<br />
col suo lugubre canto, filando lunghissime note<br />
di pianto; ed inoltre con monito terribile<br />
la spaventarono molti presagi di sacri indovini.<br />
Lo stesso Enea popolava le sue notti di orrori<br />
comparendo feroce nei sogni di lei, folle<br />
di disperata passione; e sempre le pare<br />
d&#8217;esser lasciata sola, le pare sempre di correre<br />
per una lunga lunga strada, senza nessuno,<br />
cercando invano i Tiri per una contrada deserta.<br />
Così Penteo impazzito vede la turba delle Eumenidi<br />
e il sole gli sembra doppio, doppia gli sembra Tebe;<br />
così sul palcoscenico s&#8217;agita Oreste, figlio<br />
di Agamennone, quando fugge la madre armata<br />
di fiaccole e neri serpenti, e le Vendicatrici<br />
siedono minacciose sulle soglie del tempio.<br />
Vinta dal dolore, invasa dalle Furie,<br />
sicura di morire, esamina tra sé<br />
il modo e il tempo di porre in atto la sua decisione;<br />
rivolta alla triste sorella nasconde però con l&#8217;aspetto<br />
il suo proposito, e quasi sembrerebbe brillare<br />
d&#8217;una nuova speranza. &#8220;Ho trovato, sorella,<br />
rallegrati con me &#8211; le dice &#8211; la vera strada<br />
per riavere il mio amore o per dimenticarlo.<br />
Al limite dell&#8217;Oceano, verso il tramonto del sole,<br />
c&#8217;è il remoto paese degli Etiopi, dove<br />
il grandissimo Atlante ruota con le sue spalle<br />
l&#8217;asse del cielo fitto di stelle rilucenti:<br />
m&#8217;han detto che di là è venuta una strega<br />
di stirpe massila, custode del tempio delle Esperidi,<br />
che dava il pasto al drago e sorvegliava i rami<br />
dell&#8217;albero sacro spargendo liquido miele e papavero.<br />
Si vanta di liberare i cuori con i suoi incanti<br />
come vuole, versando in altri cuori gli affanni,<br />
di fermar l&#8217;acqua nei fiumi, di volgere indietro le stelle,<br />
di evocare i fantasmi notturni. Vedrai muggire<br />
la terra sotto i tuoi piedi, scendere gli orni dai monti!<br />
Te lo giuro, sorella cara, su tutti gli Dei<br />
e su te, sul tuo dolce capo, che controvoglia<br />
mi dedico alle arti magiche. Però segretamente,<br />
ti prego, innalza un rogo, che si levi nell&#8217;aria<br />
sopra un terrazzo interno: e su vi getterai<br />
le armi di Enea, che l&#8217;empio ha abbandonato appese<br />
al talamo, con tutte le sue reliquie, e il letto<br />
d&#8217;amore che mi ha perduta. Così va fatto: la maga<br />
vuole che si distrugga ogni ricordo di lui.&#8221;<br />
Ciò detto tace, le gote invase di pallore.<br />
Ma Anna non può credere che la sorella con tali<br />
nuove magie nasconda un pensiero di morte,<br />
non riesce a concepire una tale follia,<br />
non teme avvenga di peggio che in morte di Sicheo.<br />
Così eseguisce gli ordini&#8230;<br />
Appena sul terrazzo interno fu alzata nell&#8217;aria<br />
la gran catasta di pini e di tronchi di leccio<br />
la regina la cinge di serti e l&#8217;incorona<br />
di fronde funerarie; pensando alla tragedia<br />
a venire vi pone sopra la spada di lui<br />
con tutti i suoi ricordi, e in cima il suo ritratto.<br />
Sorgono intorno gli altari. La maga coi capelli<br />
sciolti chiama a gran voce tre volte i nomi di cento<br />
Dei, l&#8217;Erebo, il Caos, la trigemina Ecate,<br />
la vergine Diana dai tre volti diversi.<br />
Mesce dell&#8217;acqua che simuli il fonte d&#8217;Averno,<br />
fa cercare erbe giovani mietute con una falce<br />
di bronzo sotto la luna, gonfie di nero veleno;<br />
si procura l&#8217;ippomane strappato dalla fronte<br />
d&#8217;un puledro, sottratto all&#8217;avida cavalla.<br />
La stessa Didone sparge il farro con mani pie:<br />
e vicino agli altari, con la veste succinta<br />
e un piede scalzo, invoca gli Dei e le stelle che sanno<br />
il destino di tutti (lei che sta per morire!).<br />
Infine prega il Nume, se mai ve n&#8217;è uno,<br />
che ha cura degli amanti non corrisposti, perché<br />
faccia vendetta, perché sia memore, giusto, pietoso.<br />
Era notte: gli stanchi corpi prendevano sonno<br />
tranquillamente per tutta la terra, riposavano<br />
le selve e i mari selvaggi; era l&#8217;ora in cui tacciono<br />
i campi, le stelle han percorso metà del loro cammino;<br />
e tutti gli animali e i colorati uccelli,<br />
quanti vivon nell&#8217;acqua limpida e nelle campagne<br />
spinose di sterpi, coricati nel sonno<br />
sotto la notte silente lenivano gli affanni<br />
ed i cuori obliosi di tutti i loro mali.<br />
Ma la Fenicia non dorme, addolorata, mai<br />
si rilassa nel sonno o riceve negli occhi<br />
e nel cuore la dolce quiete notturna: il suo affanno<br />
cresce e imperversa di nuovo, risorgendo l&#8217;amore,<br />
e oscilla indecisa tra grandi vampe di rabbia.<br />
Così sempre di più s&#8217;arrovella, dicendo<br />
tra sé: &#8220;E adesso che cosa farò? Dovrò tentare<br />
coi vecchi pretendenti? Espormi alle loro beffe?<br />
Supplice chiederò le nozze dei Numidi<br />
che tante volte ho sdegnato? Oppure seguirò<br />
la flotta dei Troiani, starò ai loro comandi?<br />
Ho fatto proprio bene ad aiutarli, un tempo,<br />
e loro me ne serbano molta riconoscenza!<br />
Ma se anche volessi partire con loro, chi mai<br />
vorrà accogliermi, odiosa, sulle navi superbe?<br />
Ahimè, sciagurata, ancora non conosci gli inganni<br />
e gli spergiuri della stirpe di Laomedonte?<br />
poi: me ne andrei sola coi naviganti gioiosi<br />
o mi porterei dietro tutte le schiere dei Tiri,<br />
che ho appena strappato alla città di Sidone,<br />
spingendoli ancora sul mare, spiegando le vele nel vento?<br />
Ah, muori come ti meriti, tronca il dolore col ferro!<br />
Sorella mia, sorella vinta dalle mie lagrime,<br />
sei stata proprio tu la prima, involontaria<br />
causa dei tanti mali che mi pesano addosso:<br />
tu m&#8217;hai fatto impazzire, m&#8217;hai consegnata al nemico.<br />
Perché non ho vissuto feroce come una bestia<br />
selvaggia, in solitudine, senza amore né colpa,<br />
senza soffrire così? Perché non ho mantenuto<br />
la fede un tempo promessa all&#8217;Ombra di Sicheo?&#8221;<br />
Questi gravi lamenti le uscivano dal petto.<br />
Enea stava sull&#8217;alta poppa, deciso a salpare,<br />
preparata ogni cosa secondo l&#8217;uso: dormiva.<br />
nel sonno gli apparve l&#8217;immagine del Dio<br />
che tornava, di nuovo gli parve che così<br />
lo ammonisse (simile in tutto a Mercurio, per voce,<br />
colorito, capelli biondi, bellezza<br />
giovanile del corpo): &#8220;O figlio di una Dea,<br />
in queste circostanze puoi abbandonarti al sonno?<br />
Pazzo, non vedi quali pericoli ti circondano,<br />
non senti come gli zefiri ti spirano propizi?<br />
Lei trama in cuore inganni e un atroce delitto;<br />
decisa a morire, ondeggia tra varie esplosioni di collera.<br />
Fuggi di qui a precipizio finché hai il potere di farlo!<br />
Presto vedrai la marina sconvolta dalle navi<br />
e lucente di fiaccole, presto vedrai la spiaggia<br />
balenare di fiamme, se la prossima Aurora<br />
ti sorprenderà qui, fermo su queste terre.<br />
Su, rompi gli indugi. La donna è mobile e varia<br />
sempre.&#8221; Ciò detto sparì confuso nella notte.<br />
Subito Enea atterrito da quell&#8217;Ombra veloce<br />
strappa il corpo dal sonno sollecitando i compagni:<br />
&#8220;Svegliatevi, guerrieri, prendete posto ai remi,<br />
sciogliete presto le vele! Di nuovo mi è stato mandato<br />
dall&#8217;alto cielo un Dio, ci incita a accelerare<br />
la fuga ed a tagliare le funi ritorte.<br />
santo fra tutti gli Dei, noi ti seguiamo, chiunque<br />
tu sia, e obbediamo in festa al tuo nuovo comando.<br />
Assistici benigno e aiutaci, rendici amiche<br />
nel cielo profondo le stelle!&#8221; Sguainò la spada fulminea<br />
ed impugnando il ferro tagliò deciso le funi.<br />
Un medesimo ardore prese tutti i Troiani,<br />
afferrarono i remi e via, lasciarono il lido;<br />
il mare sotto le navi fugge, a forza di remi<br />
sconvolgono l&#8217;acqua spumosa, fendendo l&#8217;onda azzurra.<br />
già la prima Aurora spargeva nuova luce<br />
sulla terra, lasciando il letto color del croco<br />
dell&#8217;antico Titone. Appena la regina<br />
vide da un&#8217;alta torre biancheggiare la luce<br />
e allontanarsi la flotta a vele spiegate, e il lido<br />
deserto e il porto vuoto, senza più marinai,<br />
si percosse il bel petto con le mani, furente,<br />
tre volte, quattro, si strappò i biondi capelli:<br />
&#8220;O Giove &#8211; disse &#8211; Enea se ne andrà, uno straniero<br />
si sarà preso gioco impunemente di me<br />
e del mio regno? Nessuno in tutta la città<br />
impugnerà le armi per inquisirlo, nessuno<br />
farà uscire le navi dagli arsenali? Andate,<br />
miei fedeli, correte, portate veloci le fiamme,<br />
munitevi di frecce, fate forza sui remi!<br />
Ma cosa dico, dove sono? Quale pazzia<br />
ti sconvolge la mente o infelice Didone?<br />
Soltanto adesso ti offendono i mali che hai commesso?<br />
Sarebbe stato assai meglio che ti fossi sentita<br />
offesa così nell&#8217;ora in cui gli affidavi lo scettro.<br />
Eccola la lealtà di uno che dicono rechi<br />
con se i patrii Penati, di uno che avrebbe portato<br />
sulle spalle, pietoso, il padre vinto dagli anni!<br />
Sarebbe stato meglio che lo avessi ammazzato<br />
e fatto a pezzi, gettando quei pezzi nel mare;<br />
meglio sarebbe stato gli avessi ucciso i compagni,<br />
gli avessi fatto mangiare il corpo di suo figlio.<br />
Dura la lotta, d&#8217;esito incerto? Tanto meglio:<br />
che cosa potevo temere dovendo morire? Avrei dato<br />
fuoco all&#8217;accampamento, avrei riempito di fiamme<br />
le navi, ucciso padre, figlio, tutta la stirpe,<br />
e su quei morti io stessa sarei caduta morta!<br />
sole, tu che illumini coi raggi le opere tutte<br />
del mondo, e tu Giunone che conosci e sei complice<br />
di questi duri affanni, e tu Ecate chiamata<br />
con lunghe grida, a notte, nei trivi cittadini,<br />
e voi vendicatrici Furie, e voi Dei protettori<br />
della morente Elissa, ascoltate e esaudite<br />
le mie preghiere, volgendo sui Teucri la vostra potenza.<br />
Se è scritto nel destino che quell&#8217;infame tocchi<br />
terra ed approdi in porto, se Giove vuole così,<br />
se la sua sorte è questa: oh, almeno sia incalzato<br />
in guerra dalle armi di gente valorosa<br />
e, in bando dal paese, strappato all&#8217;abbraccio di Iulo,<br />
implori aiuto e veda la morte indegna dei suoi,<br />
né, dopo aver firmato un trattato di pace<br />
iniquo, si goda il regno e la desiderata<br />
luce, ma muoia, in età ancora giovane,<br />
rimanga insepolto su un&#8217;arida sabbia!<br />
Questo prego, quest&#8217;ultima voce esalo col sangue.<br />
infine voi, miei Tiri, perseguitate la stirpe<br />
di lui, tutta la sua discendenza futura<br />
con odio inestinguibile: offrite questo dono<br />
alla mia povera cenere. Nessun amore ci sia<br />
mai tra i nostri due popoli, nessun patto. Ah, sorga,<br />
sorga dalle mie ossa un vendicatore, chiunque<br />
egli sia, e perseguiti i coloni troiani<br />
col ferro e col fuoco, adesso, in avvenire, sempre<br />
finché ci siano forze! Io maledico, e prego<br />
che i lidi siano nemici ai lidi, i flutti ai flutti,<br />
le armi alle armi: combattano loro e i loro nipoti.&#8221;<br />
Così disse, pensando a tante cose, cercando<br />
come morire al più presto. E si rivolse a Barce<br />
nutrice di Sicheo (poiché la propria nutrice<br />
era rimasta, ormai nera cenere, laggiù a Sidone):<br />
&#8220;Ti prego, cara nutrice, corri da Anna, che venga<br />
la mia dolce sorella, e dille che in gran fretta<br />
si lavi con acqua di fiume e porti con sé<br />
le vittime pel sacrificio, le offerte stabilite.<br />
Tu stessa cingi le tempie di benda votiva.<br />
Voglio sacrificare a Giove Stigio, come<br />
è d&#8217;uso, porre fine a tutti i miei dolori<br />
ardendo insieme al rogo il ritratto di Enea.&#8221;<br />
Barce accelerò il passo con affanno senile.<br />
Allora Didone, tremante, esasperata<br />
per il suo scellerato disegno, volgendo<br />
attorno gli occhi iniettati di sangue, le gote sparse<br />
di livide macchie e pallida della prossima morte,<br />
irrompe nelle stanze interne della casa<br />
e sale furibonda l&#8217;alto rogo, sguaina<br />
la spada dardania, regalo non chiesto per simile scopo.<br />
Dopo aver guardato le vesti lasciate da Enea<br />
e il noto letto, dopo aver indugiato un poco<br />
in lagrime e pensieri, si gettò su quel letto<br />
lunga distesa e disse poche, estreme, parole:<br />
&#8220;O reliquie, che foste così dolci finché<br />
lo permettevano i Fati e un Dio: ora accogliete<br />
quest&#8217;anima, scioglietemi da tutti i miei tormenti.<br />
Vissi, ho compiuto il cammino concessomi dalla Fortuna,<br />
e adesso un&#8217;immagine grande di me andrà sottoterra.<br />
Fondai una grande città, vidi sorgerne alte le mura,<br />
vendicai mio marito, inflissi al fratello nemico<br />
giuste pene: felice, ahi, troppo felice se solo<br />
non fossero mai arrivate ai nostri lidi sabbiosi<br />
navi dardanie!&#8221; Disse e premé la bocca sul letto.<br />
&#8220;Moriamo senza vendetta &#8211; riprese &#8211; Ma moriamo.<br />
Così, anche così giova scendere alle Ombre.<br />
Il crudele Troiano vedrà dall&#8217;alto mare<br />
il fuoco e trarrà funesti presagi dalla mia morte.&#8221;<br />
Tra queste parole le ancelle la vedono abbandonarsi<br />
sul ferro e vedon la lama spumante di sangue,<br />
vedono sporche di sangue le mani. Un grido si leva<br />
per tutta la reggia, la Fama s&#8217;avventa<br />
in furia per la città, le case fremono d&#8217;urla,<br />
di lamenti e di gemiti di donne, l&#8217;aria suona<br />
di grandi pianti, come se Cartagine o Tiro<br />
invase dai nemici crollassero, e rabbiose<br />
le fiamme s&#8217;attorcessero tra le case ed i templi.<br />
La sorella sentì la notizia e atterrita,<br />
con una corsa affannosa, graffiandosi la faccia<br />
con le unghie, picchiandosi i pugni contro il petto,<br />
attraversa la folla chiamando la morente<br />
per nome: &#8220;Sorella, per questo mi volevi? Che inganno<br />
doloroso! Per questo volevi il rogo, i fuochi<br />
e gli altari? Che cosa dovrò pianger di più:<br />
la tua morte o questo disperato esser sola<br />
nella morte? Sorella, perché non m&#8217;hai voluta<br />
tua compagna morendo? M&#8217;avessi tu chiamata<br />
ad una stessa morte: un eguale dolore<br />
ed una stessa ora ci avrebbe colte entrambe.<br />
Ed io con queste mani eressi il rogo, invocai<br />
gli Dei patrii, per essere da te lontana nell&#8217;ora<br />
della morte! Sorella, hai ucciso te e me<br />
e il popolo e i padri sidonii e tutta la tua città!<br />
Ma adesso lasciatemi lavare la ferita,<br />
lasciatemi raccogliere con le labbra l&#8217;estremo<br />
suo alito, se ancora le aleggia intorno un soffio<br />
di vita!&#8221; Precipitosa era salita sugli alti<br />
gradini del rogo e abbracciata la sorella morente<br />
la stringeva gemendo al seno e con la veste<br />
tentava di asciugare il nero sangue. Didone<br />
mentre cerca di alzare gli occhi che non riuscivano<br />
a stare aperti sviene; la ferita profonda<br />
nel petto stride. Tre volte riuscì a levarsi sul gomito,<br />
tre volte ricadde sul letto: nell&#8217;alto cielo cercò<br />
con gli occhi erranti la luce, vedendola gemette.<br />
Allora Giunone, pietosa del suo lungo dolore<br />
e della straziante agonia, mandò giù dall&#8217;Olimpo<br />
Iride, che liberasse l&#8217;anima che lottava<br />
invano per svincolarsi dai legami del corpo.<br />
Poiché lei non moriva di giusta morte, decisa<br />
dal Fato, ma anzitempo, in un accesso d&#8217;ira,<br />
Proserpina non le aveva strappato ancora di testa<br />
il biondo fatale capello e non aveva ancora<br />
consacrato il suo capo all&#8217;Inferno e allo Stige.<br />
La rugiadosa Iride con le sue penne di croco<br />
brillanti contro sole di mille varii colori<br />
volò attraverso il cielo e si fermò su di lei.<br />
&#8220;Questo capello &#8211; disse &#8211; porto e consacro a Dite<br />
per ordine divino, e ti sciolgo da queste<br />
tue membra.&#8221; Con la destra strappò il capello: insieme<br />
si spense il calore del corpo, la vita svanì nel vento.</p></blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/latinamente.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/latinamente.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/latinamente.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/latinamente.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/latinamente.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/latinamente.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/latinamente.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/latinamente.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/latinamente.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/latinamente.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/latinamente.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/latinamente.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/latinamente.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/latinamente.wordpress.com/84/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=84&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L&#8217;ospitalità che si deve ai profughi: Virgilio, Eneide I 520-574</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 20:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Virgilio]]></category>

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		<description><![CDATA[Enea, che la madre Venere ha reso invisibile, può assistere all&#8217;incontro della delegazione dei naufraghi Troiani con la regina Didone, che guida un popolo di profughi che stanno costruendo Cartagine, per ricostruire la propria patria. Quando furono entrati ed ebbero il permesso di parlare a Didone, Ilioneo, il più autorevole, cominciò a dire con calma: [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=82&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Enea, che la madre Venere ha reso invisibile, può assistere all&#8217;incontro della delegazione dei naufraghi Troiani con la regina Didone, che guida un popolo di profughi che stanno costruendo Cartagine, per ricostruire la propria patria.<span id="more-82"></span></p>
<blockquote><p>Quando furono entrati ed ebbero il permesso<br />
di parlare a Didone, Ilioneo, il più autorevole,<br />
cominciò a dire con calma: &#8220;O regina, cui Giove<br />
ha concesso fondare una nuova città<br />
e reggere superbe popolazioni, noi miseri<br />
Teucri, sbattuti dai venti per ogni mare, veniamo<br />
a supplicarti: vieta che si dia fuoco alle navi,<br />
risparmia un popolo pio, esamina il nostro caso<br />
con attenzione e pietà. Noi non siamo venuti<br />
a devastare con le armi i Penati dei Libici,<br />
né a rapirvi la roba, fuggendo poi in mare<br />
come pirati: non siamo così crudeli, né tanta<br />
protervia si addice a un popolo vinto.<br />
Esiste un&#8217;antica terra che i Greci chiamano Esperia,<br />
potente nelle armi, dal suolo fertilissimo;<br />
un tempo la abitarono gli Enotri, e si dice<br />
che i loro discendenti l&#8217;abbian chiamata Italia<br />
dal nome di un loro re. Era la nostra meta&#8230;<br />
Quando a un tratto Orione impetuoso, sorgendo<br />
dai flutti, ci cacciò su bassifondi nascosti<br />
e scatenando i venti ci disperse lontano,<br />
vinti dal mare, per onde e scogli inaccessibili:<br />
siamo approdati in pochi alla vostra riviera.<br />
Ma che gente è la tua? <strong>Che barbaro costume<br />
ci impedisce di scendere a terra e di fermarci<br />
sulla spiaggia? Perché farci guerra? Se avete<br />
in poco conto il genere umano e le armi degli uomini,<br />
temete almeno gli Dei che ricordano e giudicano<br />
il bene e il male</strong>. Enea, l&#8217;uomo più giusto, pietoso,<br />
prode di tutti i mortali, è il nostro re. Se i Fati<br />
ancora lo serbano in vita, se respira, se ancora<br />
non riposa tra le ombre crudeli della morte,<br />
non abbiamo paura di nulla; né dovrai certo pentirti<br />
d&#8217;aver gareggiato con lui in cortesia. Vi sono<br />
città ed armi troiane anche al paese dei Siculi,<br />
dove regna l&#8217;illustre Aceste di sangue dardanio.<br />
Lasciaci trarre a riva la flotta sconquassata<br />
dai venti, aggiustarla con travi tagliate dalle selve,<br />
fabbricarci dei remi; per poi salpare lieti<br />
verso l&#8217;Italia e il Lazio, se ci sarà concesso<br />
- trovati il re e i compagni &#8211; di andare verso l&#8217;Italia.<br />
Se non c&#8217;è più salvezza, se il mare della Libia<br />
t&#8217;ha inghiottito o pio Enea, ottimo padre dei Teucri,<br />
se è perito anche Julo nostra futura speranza,<br />
andremo almeno in Sicilia, alle sedi ospitali<br />
di dove siamo partiti, rivedremo il re Aceste!&#8221;<br />
Così diceva Ilioneo e tutti i Troiani<br />
mormorando approvavano&#8230;</p></blockquote>
<p>Didone ascolta le lamentele e le richieste dei profughi, quindi pronuncia un discorso che promette ospitalità e pari trattamento giuridico ai nuovi arrivati:</p>
<blockquote><p>Allora Didone, abbassati gli occhi a terra, rispose:<br />
&#8220;Non abbiate paura, bandite gli affanni dal cuore.<br />
<strong>La dura necessità, i rischi che corre lo Stato<br />
troppo recente e ancora poco solido, m&#8217;obbligano<br />
a usare tali cautele, difendendo ovunque i confini<br />
con corpi di guardia</strong>. Chi non conosce la stirpe<br />
degli Eneadi, Troia, il valore, gli eroi,<br />
l&#8217;incendio che pose fine a così grande guerra?<br />
Non sono duri gli animi dei Tiri, il Sole aggioga<br />
i suoi cavalli abbastanza vicino alla mia città<br />
da infondere il calore della pietà nei cuori<br />
dei miei sudditi e in me. Vi lascerò partire<br />
sicuri, vi aiuterò con ogni mezzo, tanto<br />
che vogliate cercare la grande Esperia e le terre<br />
sacre a Saturno, quanto vogliate dirigervi ai lidi<br />
d&#8217;Erice, dal re Aceste. <strong>Se poi volete fermarvi<br />
nel mio regno, sappiate che questa nuova città<br />
è vostra: tirate a secco le navi, non farò<br />
nessuna differenza tra Punici e Troiani</strong>.</p></blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/latinamente.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/latinamente.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/latinamente.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/latinamente.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/latinamente.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/latinamente.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/latinamente.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/latinamente.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/latinamente.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/latinamente.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/latinamente.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/latinamente.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/latinamente.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/latinamente.wordpress.com/82/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=82&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Virgilio, Eneide I 291-296</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 20:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Virgilio]]></category>

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		<description><![CDATA[Venere chiede chiarimenti al padre Giove sul destino di Enea. Al termine del discroso di Giove, che fa una rassegna di quella che sarà la storia di Roma nei secoli, troviamo questa esaltazione del secolo augusteo, soprattutto della pace da lui instaurata. Allora, cessate le guerre, il secolo feroce mite diventerà; Vesta, la Fede canuta, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=79&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venere chiede chiarimenti al padre Giove sul destino di Enea. Al termine del discroso di Giove, che fa una rassegna di quella che sarà la storia di Roma nei secoli, troviamo questa esaltazione del secolo augusteo, soprattutto della pace da lui instaurata.</p>
<blockquote><p>Allora, cessate le guerre, il secolo feroce<br />
mite diventerà; Vesta, la Fede canuta,<br />
Quirino e il fratello Remo daranno pacifiche leggi;<br />
le porte della Guerra saranno chiuse col ferro<br />
e con stretti legami; là dentro l&#8217;empio Furore<br />
seduto su un mucchio d&#8217;armi, le mani dietro la schiena<br />
legate con ceppi di bronzo, fremerà d&#8217;ira impotente<br />
digrignando terribile la bocca sanguinosa.</p></blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/latinamente.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/latinamente.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/latinamente.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/latinamente.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/latinamente.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/latinamente.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/latinamente.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/latinamente.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/latinamente.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/latinamente.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/latinamente.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/latinamente.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/latinamente.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/latinamente.wordpress.com/79/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=79&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Virgilio, Eneide, I 1-33</title>
		<link>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/virgilio-eneide-i-1-33/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 20:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Virgilio]]></category>

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		<description><![CDATA[Canto le armi, canto l&#8217;uomo che primo da Troia venne in Italia, profugo per volere del Fato sui lidi di Lavinio. A lungo travagliato e per terra e per mare dalla potenza divina a causa dell&#8217;ira tenace della crudele Giunone, molto soffrì anche in guerra: finché fondò una città e stabilì nel Lazio i Penati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=77&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Canto le armi, canto l&#8217;uomo che primo da Troia<br />
venne in Italia, profugo per volere del Fato<br />
sui lidi di Lavinio. A lungo travagliato<br />
e per terra e per mare dalla potenza divina<br />
a causa dell&#8217;ira tenace della crudele Giunone,<br />
molto soffrì anche in guerra: finché fondò una città<br />
e stabilì nel Lazio i Penati di Troia,<br />
origine gloriosa della razza latina<br />
e albana, e delle mura di Roma, la superba.<br />
Musa, ricordami tu le ragioni di tanto<br />
doloroso penare: ricordami l&#8217;offesa<br />
e il rancore per cui la regina del cielo<br />
costrinse un uomo famoso per la propria pietà<br />
a soffrire così, ad affrontare tali<br />
fatiche. Di tanta ira son capaci i Celesti?<br />
Vi fu un&#8217;antica città, abitata dai Tiri,<br />
che fronteggiava l&#8217;Italia e le foci del Tevere<br />
da lontano: Cartagine, ricchissima di mezzi<br />
e terribile in armi. Si dice che Giunone<br />
la preferisse a ogni terra, persino alla stessa Samo,<br />
e vi tenesse le armi e il carro. Già da allora<br />
la Dea si adoperava con ogni sforzo a ottenerle,<br />
se mai lo consentano i Fati, l&#8217;impero del mondo.<br />
Ma aveva saputo che dal sangue troiano<br />
sarebbe nata una stirpe destinata ad abbattere<br />
le rocche di Cartagine; che un popolo dal vasto<br />
dominio e forte in guerra sarebbe venuto a distruggere<br />
la Libia: tale sorte filavano le Parche.<br />
Temendo l&#8217;avvenire e memore della guerra<br />
che aveva combattuto un tempo sotto Troia<br />
per i suoi cari Argivi, Giunone conservava<br />
ancora vive nell&#8217;anima altre ragioni d&#8217;ira<br />
e di fiero dolore: le restano confitti<br />
nel profondo del cuore il giudizio di Paride,<br />
l&#8217;onta della bellezza disprezzata, il rancore<br />
per la razza troiana, gli onori ai quali è assurto<br />
Ganimede. Infiammata da tanti oltraggi, la Dea<br />
teneva lontani dal Lazio, sballottati sulle onde,<br />
i Troiani scampati ai Greci ed al feroce<br />
Achille: ed essi erravano sospinti dal destino<br />
per ogni mare da molti e molti anni. Tanto<br />
era arduo, terribile, fondare la gente romana!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/latinamente.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/latinamente.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/latinamente.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/latinamente.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/latinamente.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/latinamente.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/latinamente.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/latinamente.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/latinamente.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/latinamente.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/latinamente.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/latinamente.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/latinamente.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/latinamente.wordpress.com/77/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=77&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Catullo, piccola antologia</title>
		<link>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/catullo-piccola-antologia/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 17:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Catullo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[I. La dedica del liber Cui dono lepidum novum libellum arida modo pumice expolitum? Corneli, tibi: namque tu solebas meas esse aliquid putare nugas iam tum, cum ausus es unus Italorum omne aevum tribus explicare chartis doctis, Iuppiter, et laboriosis. quare habe tibi quidquid hoc libelli qualecumque; quod, o patrona virgo, plus uno maneat perenne [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=68&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I. <em>La dedica del </em>liber</p>
<p>Cui dono lepidum novum libellum<br />
arida modo pumice expolitum?<br />
Corneli, tibi: namque tu solebas<br />
meas esse aliquid putare nugas<br />
iam tum, cum ausus es unus Italorum<br />
omne aevum tribus explicare chartis<br />
doctis, Iuppiter, et laboriosis.<br />
quare habe tibi quidquid hoc libelli<br />
qualecumque; quod, o patrona virgo,<br />
plus uno maneat perenne saeclo.</p>
<p><span id="more-68"></span>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;<br />
V. <em>&#8220;Viviamo e amiamoci!&#8221;</em></p>
<p>Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,<br />
rumoresque senum severiorum<br />
omnes unius aestimemus assis.<br />
soles occidere et redire possunt:<br />
nobis, cum semel occidit brevis lux,<br />
nox est perpetua una dormienda.<br />
da mi basia mille, deinde centum,<br />
dein mille altera, dein secunda centum,<br />
deinde usque altera mille, deinde centum.<br />
dein, cum milia multa fecerimus,<br />
conturbabimus illa, ne sciamus,<br />
aut ne quis malus invidere possit,<br />
cum tantum sciat esse basiorum</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p>XIV. <em>Un dono poco gradito</em></p>
<p>Ni te plus oculis meis amarem,<br />
iucundissime Calve, munere isto<br />
odissem te odio Vatiniano:<br />
nam quid feci ego quidve sum locutus,<br />
cur me tot male perderes poetis?<br />
isti di mala multa dent clienti,<br />
qui tantum tibi misit impiorum.<br />
quod si, ut suspicor, hoc novum ac repertum<br />
munus dat tibi Sulla litterator,<br />
non est mi male, sed bene ac beate,<br />
quod non dispereunt tui labores.<br />
di magni, horribilem et sacrum libellum!<br />
quem tu scilicet ad tuum Catullum<br />
misti, continuo ut die periret,<br />
Saturnalibus, optimo dierum!<br />
non, non hoc tibi, false, sic abibit.<br />
nam, si luxerit, ad librariorum<br />
curram scrinia, Caesios, Aquinos,<br />
Suffenum, omnia colligam venena,<br />
ac te his suppliciis remunerabor.<br />
vos hinc interea valete abite<br />
illuc, unde malum pedem attulistis,<br />
saecli incommoda, pessimi poetae.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;<br />
XXIX. <em>Una poesia politica</em></p>
<p>Quis hoc potest videre, quis potest pati,<br />
nisi impudicus et vorax et aleo,<br />
Mamurram habere quod Comata Gallia<br />
habebat ante et ultima Britannia?<br />
cinaede Romule, haec videbis et feres?<br />
et ille nunc superbus et superfluens<br />
perambulabit omnium cubilia,<br />
ut albulus columbus aut Adoneus?<br />
cinaede Romule, haec videbis et feres?<br />
es impudicus et vorax et aleo.<br />
eone nomine, imperator unice,<br />
fuisti in ultima occidentis insula,<br />
ut ista vestra diffututa mentula<br />
ducenties comesset aut trecenties?<br />
quid est alid sinistra liberalitas?<br />
parum expatravit an parum elluatus est?<br />
paterna prima lancinata sunt bona,<br />
secunda praeda Pontica, inde tertia<br />
Hibera, quam scit amnis aurifer Tagus:<br />
nunc Galliae timetur et Britanniae.<br />
quid hunc malum fovetis? aut quid hic potest<br />
nisi uncta devorare patrimonia?<br />
eone nomine urbis potentissime<br />
socer generque, perdidistis omnia?</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p>XLIII. <em>Ad Ameana<br />
</em></p>
<p>Salve, nec minimo puella naso<br />
nec bello pede nec nigris ocellis<br />
nec longis digitis nec ore sicco<br />
nec sane nimis elegante lingua,<br />
decoctoris amica Formiani.<br />
ten provincia narrat esse bellam?<br />
tecum Lesbia nostra comparatur?<br />
o saeclum insapiens et infacetum!</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p>XLVIII. <em>A Giovenzio</em></p>
<p>Mellitos oculos tuos, Iuventi,<br />
si quis me sinat usque basiare,<br />
usque ad milia basiem trecenta<br />
nec umquam videar satur futurus,<br />
non si densior aridis aristis<br />
sit nostrae seges osculationis.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p>LXXXVII. <em>La purezza del </em>foedus</p>
<p>Nulla potest mulier tantum se dicere amatam<br />
vere, quantum a me Lesbia amata mea est.<br />
nulla fides ullo fuit umquam foedere tanta,<br />
quanta in amore tuo ex parte reperta mea est.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p>CV. <em>Un pessimo poeta</em></p>
<p>Mentula conatur Pipleium scandere montem:<br />
Musae furcillis praecipitem eiciunt.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/latinamente.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/latinamente.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/latinamente.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/latinamente.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/latinamente.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/latinamente.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/latinamente.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/latinamente.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/latinamente.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/latinamente.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/latinamente.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/latinamente.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/latinamente.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/latinamente.wordpress.com/68/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=68&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Lucrezio, III 830-851: nulla è la morte per noi</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 17:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lucrezio]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nulla dunque la morte è per noi, né ci riguarda punto, dal momento che la natura dell&#8217;animo è conosciuta mortale. E come nel tempo passato non sentimmo alcuna afflizione, mentre i Cartaginesi da ogni parte venivano a combattere, quando il mondo, scosso dal trepido tumulto della guerra, tremò tutto d&#8217;orrore sotto le alte volte dell&#8217;etere, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=67&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nulla dunque la morte è per noi, né ci riguarda punto,<br />
dal momento che la natura dell&#8217;animo è conosciuta mortale.<br />
E come nel tempo passato non sentimmo alcuna afflizione,<br />
mentre i Cartaginesi da ogni parte venivano a combattere,<br />
quando il mondo, scosso dal trepido tumulto della guerra,<br />
tremò tutto d&#8217;orrore sotto le alte volte dell&#8217;etere,<br />
e fu dubbio sotto il regno di quale dei due popoli<br />
dovessero cadere tutti gli uomini sulla terra e sul mare,<br />
così quando noi non saremo più, quando sarà avvenuto il distacco<br />
del corpo e dell&#8217;anima, che uniti compongono il nostro essere,<br />
certo a noi, che allora non saremo più, non potrà affatto<br />
accadere alcunché, nulla potrà colpire i nostri sensi,<br />
neppure se la terra si confonderà col mare e il mare col cielo.<br />
E anche se supponiamo che, dopo il distacco dal nostro corpo,<br />
la natura dell&#8217;animo e il potere dell&#8217;anima serbano il senso,<br />
questo tuttavia non importa a noi, che dall&#8217;unione e dal connubio<br />
del corpo e dell&#8217;anima siamo costituiti e unitamente composti.<br />
E quand&#8217;anche il tempo raccogliesse la nostra materia<br />
dopo la morte e di nuovo la disponesse nell&#8217;assetto<br />
in cui si trova ora e a noi fosse ridata la luce della vita,<br />
tuttavia neppure questo evento ci riguarderebbe minimamente,<br />
una volta che fosse interrotta la continuità della nostra coscienza.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/latinamente.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/latinamente.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/latinamente.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/latinamente.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/latinamente.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/latinamente.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/latinamente.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/latinamente.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/latinamente.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/latinamente.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/latinamente.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/latinamente.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/latinamente.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/latinamente.wordpress.com/67/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=67&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Lucrezio, I 62-69: l&#8217;elogio di Epicuro</title>
		<link>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/lucrezio-i-62-69-lelogio-di-epicuro/</link>
		<comments>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/lucrezio-i-62-69-lelogio-di-epicuro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 May 2009 17:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lucrezio]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando la vita umana giaceva turpemente davanti agli occhi sulla terra schiacciata sotto la pesante religione che protendeva il capo dalle regioni del cielo incombendo sui mortali con aspetto orribile, per primo un uomo greco osò alzare contro gli occhi mortali e per primo opporsi contro, e non lo frenò la fama degli dei nè [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=65&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la vita umana giaceva turpemente davanti agli occhi<br />
sulla terra schiacciata sotto la pesante religione<br />
che protendeva il capo dalle regioni del cielo<br />
incombendo sui mortali con aspetto orribile,<br />
per primo un uomo greco osò alzare contro<br />
gli occhi mortali e per primo opporsi contro,<br />
e non lo frenò la fama degli dei nè i fulmini<br />
nè il cielo con il mormorio minacciante, ma questo<br />
stimolò di più l&#8217;ardente virtù dello spirito, desiderando per primo<br />
di infrangere gli stretti serrami delle porte della natura.<br />
Quindi prevalse la vivace forza dell&#8217;animo, e avanzò a lungo<br />
oltre le mura infiammate dell&#8217;universo<br />
e percorse con la ragione e l&#8217;animo l&#8217;immenso universo,<br />
da cui, vittorioso, riporta a noi cosa possa nascere,<br />
cosa non possa, infine per quale ragione ogni cosa abbia<br />
una legge definita e un limite profondamente fisso.<br />
Perciò la religione messa sotto i piedi a sua volta<br />
viene calpestata, la vittoria ci uguaglia al cielo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/latinamente.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/latinamente.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/latinamente.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/latinamente.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/latinamente.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/latinamente.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/latinamente.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/latinamente.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/latinamente.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/latinamente.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/latinamente.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/latinamente.wordpress.com/65/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/latinamente.wordpress.com/65/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/latinamente.wordpress.com/65/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=65&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Orazio, sat. I</title>
		<link>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/orazio-sat-i/</link>
		<comments>http://latinamente.wordpress.com/2009/05/15/orazio-sat-i/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 May 2009 17:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orazio]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[versi 69-70 &#8230;quid rides? mutato nomine de te fabula narratur&#8230; versi 106-107 est modus in rebus, sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum. Traduzione Come mai, Mecenate, nessuno, nessuno vive contento della sorte che sceglie o che il caso gli getta innanzi e loda chi segue strade diverse? &#8216;Fortunati i mercanti&#8217;, esclama [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=latinamente.wordpress.com&amp;blog=10142798&amp;post=63&amp;subd=latinamente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>versi 69-70</em></p>
<p>&#8230;quid rides? mutato nomine de te<br />
fabula narratur&#8230;</p>
<p><em>versi 106-107</em></p>
<p>est modus in rebus, sunt certi denique fines,<br />
quos ultra citraque nequit consistere rectum.</p>
<p><em>Traduzione</em><br />
Come mai, Mecenate,<br />
nessuno, nessuno vive contento<br />
della sorte che sceglie<br />
o che il caso gli getta innanzi<br />
e loda chi segue strade diverse?<br />
&#8216;Fortunati i mercanti&#8217;,<br />
esclama il soldato oppresso dagli anni<br />
e con le membra rotte da tanta fatica;<br />
&#8216;Meglio la vita militare&#8217;,<br />
ribatte il mercante sulla nave in balia dei venti,<br />
&#8216;Che vuoi? si va all&#8217;assalto<br />
e in breve volgere di tempo<br />
ti rapisce la morte o<br />
ti arride la vittoria.&#8217;<span id="more-63"></span><br />
Quando al canto del gallo<br />
batte il cliente alla sua porta,<br />
l&#8217;esperto di diritto invidia il contadino;<br />
quell&#8217;altro invece, tratto a viva forza<br />
di campagna in città a testimoniare,<br />
proclama che solo i cittadini sono felici.<br />
Esempi simili, tanto son numerosi,<br />
finirebbero per rendere afono<br />
persino un chiacchierone come Fabio.<br />
farla breve, ascolta<br />
dove voglio arrivare:<br />
se un dio dicesse: &#8216;Eccomi qui,<br />
pronto a fare ciò che volete:<br />
tu, ch&#8217;eri soldato, sarai mercante,<br />
e tu, giurista, un contadino:<br />
scambiatevi le parti<br />
e via, uno di qua, l&#8217;altro di là.<br />
Che fate lí impalati?&#8217;<br />
Rifiuterebbero,<br />
eppure era possibile che fossero felici.<br />
Non ha forse ragione Giove<br />
a sbuffare irritandosi con loro<br />
e a sancire che d&#8217;ora in poi<br />
non sarà piú tanto arrendevole<br />
da porgere orecchio a preghiere simili?<br />
Insomma, per non continuare negli scherzi,<br />
tal quale una farsa (per quanto,<br />
che cosa vieta di dire la verità scherzando?<br />
anche i maestri a volte con blandizie<br />
danno delle chicche ai bambini,<br />
perché si decidano a imparare l&#8217;alfabeto;<br />
ma bando alle burle: pensiamo a cose serie),<br />
quello che sotto il peso dell&#8217;aratro<br />
rivolta a fatica la terra,<br />
quest&#8217;oste imbroglione, il soldato e i marinai<br />
che in ogni dove percorrono audaci il mare,<br />
a sentir loro si sobbarcano a tante fatiche<br />
con l&#8217;intenzione in vecchiaia di ritirarsi<br />
a riposare in pace,<br />
una volta messo da parte il necessario:<br />
cosí la formica, minuscola ma laboriosa<br />
(l&#8217;esempio è proverbiale),<br />
trascina con la bocca tutto quel che può<br />
e l&#8217;aggiunge al mucchio che innalza,<br />
consapevole e previdente del futuro.<br />
Ma mentre lei, al volgere dell&#8217;anno<br />
che l&#8217;Aquario intristisce,<br />
non esce piú dal suo buco e, saggia, si serve<br />
delle provviste accumulate in precedenza,<br />
per te non c&#8217;è torrida estate<br />
che possa distoglierti dal guadagno,<br />
né inverno, fuoco, mare o ferro,<br />
niente è d&#8217;ostacolo<br />
perché nessuno mai sia piú ricco di te.<br />
Che gusto provi a sotterrare di nascosto<br />
e pieno di paura<br />
una caterva simile d&#8217;oro e d&#8217;argento?<br />
&#8216;Ma se l&#8217;intacchi, si ridurrà a un soldo bucato.&#8217;<br />
se ciò non avviene,<br />
che ha di bello il mucchio raccolto?<br />
La tua aia ha trebbiato<br />
centomila moggi di grano:<br />
non sarà per questo il tuo ventre<br />
piú capace del mio;<br />
cosí se tra gli schiavi condotti al mercato<br />
toccasse a te di trascinarsi in spalla<br />
il canestro del pane,<br />
non riceveresti nulla di piú<br />
di chi non ha portato niente.<br />
Dimmi che differenza fa,<br />
per chi vive entro i limiti della natura,<br />
arare cento iugeri<br />
o ararne mille?<br />
&#8216;Ma è piacevole prendere da un mucchio grande.&#8217;<br />
Lasciami attingere altrettanto a uno piccolo:<br />
perché mai dovresti lodare i tuoi granai<br />
piú di queste mie ceste?<br />
Come se tu avessi bisogno solo di una brocca<br />
o di un bicchiere d&#8217;acqua<br />
e dicessi: &#8216;Preferirei riempirli<br />
a un grande fiume che a questo rigagnolo&#8217;.<br />
Sí, ma a chi fa gola una quantità<br />
maggiore al giusto, avviene<br />
che l&#8217;Àufido impetuoso se lo porti via<br />
con parte della riva.<br />
Chi invece s&#8217;accontenta<br />
del poco che ha bisogno,<br />
non attinge acqua torbida di fango<br />
e non perde la vita fra le onde.<br />
Chi invece s&#8217;accontenta<br />
del poco che ha bisogno,<br />
non attinge acqua torbida di fango<br />
e non perde la vita fra le onde.<br />
Eppure buona parte della gente,<br />
accecata da false brame:<br />
&#8216;Niente è di troppo&#8217;, dice,<br />
&#8216;perché quanto hai, tanto vali&#8217;.<br />
Che vuoi fargli? Lascialo nella sua miseria,<br />
visto che ci sta volentieri;<br />
come quel tale che, si racconta in Atene,<br />
spilorcio e ricco,<br />
era solito stornare cosí le critiche:<br />
&#8216;La gente mi fischia, ma dentro casa,<br />
quando contemplo tutti quei denari nel forziere,<br />
io mi applaudo da solo&#8217;.<br />
Tantalo assetato cerca di suggere<br />
l&#8217;acqua che fugge via dalle sue labbra&#8230;<br />
Ridi? mutato il nome, è il caso tuo:<br />
sogni a bocca aperta sui sacchi ammassati d&#8217;intorno<br />
e ti costringi a non toccarli<br />
come fossero sacri<br />
o a goderne come dei quadri.<br />
Lo sai o no a cosa serve il denaro<br />
e l&#8217;uso che puoi farne?<br />
Compraci pane, verdura, mezzo litro di vino<br />
e aggiungici anche ciò<br />
che, se viene a mancare,<br />
la natura umana ne soffrirebbe.<br />
Forse vegliare mezzo morto di paura,<br />
è questo che ti piace?<br />
temere notte e giorno il flagello dei ladri,<br />
degli incendi o che i servi<br />
mettano a sacco la casa e poi fuggano?<br />
Di beni come questi<br />
io vorrei proprio farne a meno.<br />
&#8216;Ma se, preso dai brividi,<br />
il corpo comincia a dolerti<br />
o un altro accidente t&#8217;affligge a letto,<br />
hai chi ti assiste,<br />
chi ti prepara impiastri e chiama il medico<br />
che ti rimetta in piedi<br />
e ti restituisca ai figli,<br />
all&#8217;affetto dei parenti.&#8217;<br />
No, non ti vuole guarito la moglie,<br />
non lo vuole tuo figlio;<br />
non ti può vedere nessuno,<br />
vicini, conoscenti, giovani e ragazze.<br />
ti meravigli tu, che avanti ogni cosa<br />
metti il denaro,<br />
se nessuno ti accorda quell&#8217;affetto<br />
che certo non ti meriti?<br />
forse pensi che perderesti il tuo tempo,<br />
se cercassi di tenerti i parenti,<br />
che per sorte la natura ti ha dato,<br />
e serbarteli amici,<br />
come chi volesse addestrare un asinello<br />
a correre nel Campo Marzio<br />
ubbidendo alle redini?<br />
allora smettila con questa avidità:<br />
piú ne hai e meno devi temere la miseria;<br />
poni termine alla fatica,<br />
ottenuto ciò che agognavi,<br />
se non vuoi che t&#8217;accada<br />
come a quel tale Ummidio.<br />
È storia breve:<br />
ricco al punto da contare i soldi a palate<br />
e cosí gretto da non vestirsi meglio di un servo,<br />
temette sino all&#8217;ultimo di morire d&#8217;inedia.<br />
Ma ecco che una liberta,<br />
come la piú forte delle Tindàridi,<br />
in due lo spaccò con la scure.<br />
&#8216;Che mi consigli allora? di vivere come Nevio<br />
o come Nomentano?&#8217;<br />
Ti ostini a mettere di fronte<br />
cose che fanno a pugni:<br />
quando ti sconsiglio d&#8217;essere avaro,<br />
non ti esorto a farti scioperato e scialacquatore.<br />
C&#8217;è pure una via di mezzo fra Tànai<br />
e il suocero che ha Visellio:<br />
c&#8217;è una misura per tutte le cose,<br />
ci sono insomma confini precisi<br />
al di là dei quali non può esistere il giusto.<br />
Torno al punto d&#8217;avvio:<br />
come mai nessuno, vedi l&#8217;avaro,<br />
è contento di sé<br />
e loda invece chi segue strade diverse,<br />
si strugge d&#8217;invidia se la capretta del vicino<br />
ha mammelle piú turgide<br />
e, senza confrontarsi con la massa<br />
piú povera di lui,<br />
s&#8217;affanna a superare questo e quello?<br />
Come l&#8217;auriga, quando scalpitando<br />
i cavalli si lanciano coi cocchi oltre le sbarre,<br />
incalza quelli che lo superano,<br />
sprezzando chi si è lasciato indietro e scivola in coda,<br />
cosí a lui che s&#8217;affanna<br />
sempre si para innanzi uno piú ricco.<br />
Ecco perché solo di rado s&#8217;incontra chi dica<br />
d&#8217;essere vissuto felice<br />
e, pago del tempo trascorso,<br />
esca di vita come un convitato sazio.<br />
Ma ora basta; e perché tu non supponga<br />
che abbia saccheggiato gli scrigni<br />
del cisposo Crispino,<br />
non aggiungerò una parola in piú.</p>
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